Il clima d’odio

Che cosa vuol dire “odiare” Berlusconi?

Dire che governa male vuol dire odiarlo? Non votarlo vuol dire odiarlo? Incoraggiare altri a non votare per lui, vuol dire odiarlo?

Interrogarlo sul suo passato, ancora oscuro? Chiedergli, come faceva Luttazzi, “dove ha preso i soldi”, vuol dire automaticamente odiarlo? Interrogarlo sui suoi rapporti con situazioni poco lecite, vuol dire odiarlo?

Prenderlo in giro, farne parodia, vuol dire odiarlo? Analizzare l’azione politica quotidiana, vedendo di volta in volta se c’è la fregatura, vuol dire odiarlo?

Chiedo tutto questo perchè queste sono le cose che, chi non vota Berlusconi, abitualmente fa. Personalmente ne faccio anche io alcune, senza per questo odiare Berlusconi.

L’odio è un sentimento ben preciso: è il contrario dell’amore. E’ la repulsione totale che si prova verso un soggetto, è l’emozione più vicina al diavolo. Io non odio Berlusconi: spero di non far torto a nessuno se dico che sono spesso contrario a quel che Berlusconi fa, ma per me la questione si ferma qui. Anzi, preferirei saperne il meno possibile, di uno come Berlusconi: non sono granchè interessato alla sua vita, poichè, visto lo stile dell’uomo, non ci troverei molto in comune con la mia.

Eppure, la mia banale contrarietà politica verso una personalità pubblica – qualcosa che non ha nulla di clamoroso – si trova a dover diventare la contrarietà ad una carica istituzionale che ha più volte dimostrato scarsa cultura democratica, fino ad arrivare a costituire un pericolo per le stesse istituzioni che rappresenta, mentre forzava la mano in situazioni più che delicate. E’ la contrarietà verso chi è sceso nell’agone della vita pubblica essendo, intanto, a capo di un grande gruppo mediatico-editoriale, costruito in circostanze non ancora chiarite e piu volte favorito, direttamente e indirettamente. E’ la contrarietà verso un’azione di governo di cui, purtroppo o per fortuna, condivido molto poco, perchè spesso si dimostra poco interessata a costruire un paese solidale, aperto, in cui chi non ce la fa da solo ha la possibilità di venir aiutato.

Essere contrari a quel che Berlusconi fa non vuol dire odiarlo. Ma questa – banale – contrarietà si riempie spesso di contenuti ‘radicali’ e di tinte forse più forti del normale: ciò, però, succede perchè la situazione-Berlusconi è radicale e inaccettabile. Volendo capirci: anche se sei una persona normale e non un terrorista eversore dei CPAC, dopo due settimane di Berlusconi ti può venire di mandarlo a quel paese. Ti possono scappare di bocca le parole ‘eversore’ o ‘fascista’, o altre amenità. Ti può venire da pensare che governi solo per gli affari suoi. E, comunque, puoi continuare a non odiarlo.

E’ uno degli inconvenienti del modo plebiscitario e massificante di fare politica, per cui tutti quelli ‘buoni’ stanno con te, e tutti quelli ‘cattivi’ ti odiano. E però non sto dicendo che le manifestazioni di dissenso eccessivo Berlusconi se le merita; non lo sto dicendo perchè sennò si arriva, appunto, a giustificare anche la violenza fisica. Mi fermo al dato di fatto: sto dicendo che, queste manifestazioni, Berlusconi le provoca: in senso stretto, “provocare qualcosa”, e in senso lato, “provocare qualcuno”. Ovvio che poi – lo voglio ripetere a costo di annoiare – ‘chi mena va sempre dalla parte del torto’. Me lo diceva mia nonna, e non è che è diventato meno vero. La violenza è proibita sempre, anche quando – e non è questo il caso – sei giuridicamente nel giusto (“esercizio arbitrario delle proprie ragioni”), per la sicurezza di tutti.

Questa lunghissima premessa era per far capire come “parole d’odio” possano essere saltate fuori anche davanti alla tavola della famiglia Tartaglia, pur se essa continua ad essere una semplice casa come tante altre, e non una cellula armata dell’antiberlusconismo militante, e che – pare – non ha altra colpa se non quella di “votare PD”.

In quella casa vive però una persona con ritardo mentale.

Ora, se io ho qualche esperienza di persone con ritardo mentale, e qualcosina posso dire di saperla, sottolineerei che, se queste persone mancano di qualcosa, questa cosa è la sovrastruttura, soprattutto sociale: quel che si dovrebbe chiamare ‘il Super-Ego’, il blocco razionale e sociale alle azioni istintive.

Non sono un neuropsichiatra, non so di cosa soffrisse Massimo Tartaglia, e non so se ciò che sto per dire vale sempre: ma una persona con problemi mentali non bada alla “convenienza sociale” di ciò che sta per fare. Uno dei miei Esploratori, cervello distrutto dalla meningite quando era piccolo, se tu gli dici di “rubare il fazzolettone”, ruberà il fazzolettone e dovrai rincorrerlo per tutto il parco mentre scappa lontano (“rubare”). Altro ragazzo, Sindrome Down, a tavola, se gli viene di fare un rutto, rutta. Sono persone che non hanno il filtro dell’opportunità: è per questo che non saranno mai autonome e dovranno sempre essere aiutate. Spesso non sono in grado di rendersi conto se una certa azione si possa fare in quel momento o in quel luogo, oppure no.

Massimo Tartaglia avrà sentito in casa qualche commento ai telegiornali. Qualche commento forse troppo caustico, come solo la situazione italiana ne sa creare. Avrà sentito qualche reazione ad un episodio, uno dei tanti di cui le cronache restituiscono memoria. E’ uscito di casa, ha preso un pezzo di plexiglass, ha comprato un souvenir di ferro e ha agito. Agli inquirenti ha detto che lo ha fatto perchè ‘odia Berlusconi’.

Se io fossi un cantautore folk, questa storia non la lascerei scappare.

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