
Rifletto molto sulla questione del Gran Premio a Roma.
Da una parte, mi viene da picchiare qualcuno quando sento sostenere che questa città abbia bisogno di sventrare l’area verde di Viale delle Tre Fontane per attirare (altro) turismo. Mi sembra una vera pecionata – a Roma, si dice così – messa su col tono cialtrone di chi vuole i parcheggi del Raccordo pieni di pullman di comitive dal fare un po’ yankee, desiderose di ordinare una caprese a sette euro nei bar di via del Corso, di farsi un giro al Time Elevator (ma non ai Fori Imperiali, venti passi più in la) e di vedere le macchinine che sfrecciano “sotto san Pietro” (innegabilmente dall’altra parte della Città).
E dire che Roma ha il primato mondiale di beni protetti dall’Unesco, e ha una qualità della vita stupefacente, nonostante tutti i problemi di cui soffre: e per fare di questa città un posto migliore per turisti e cittadini basterebbe un trasporto pubblico che sia, bo, almeno simile a quello di qualsiasi altra città del primo mondo, o almeno allineato a quello di Milano e Napoli; basterebbe aprire, come in qualsiasi altra capitale europea, almeno cinque Ostelli della Gioventù – e non stare a guardare il lento e ormai inesorabile crollo dell’unica struttura attualmente esistente, peraltro da tempo in pessimo stato.
Basterebbe avere un orizzonte politico chiaro, netto e di buon senso, perchè a Roma da qualunque parte ti giri c’è una chiesa, un palazzo, una colonna, un sercio sbeccato di qualche genere che puoi rivendere ai turisti crucchi come “la-grande-testimonianza-del-nostro-passato“: e io non accetto che gli scavi ad Ostia Antica vengano pagati dalle università inglesi. Io non accetto di dover comprare i documentari sull’Impero Romano dal National Geographic. Le nostre tre università, le loro facoltà umanistiche, dovrebbero passare ogni momento della loro vita a produrre contenuti e approfondimenti su questa città: Roma suda Storia. Noi accoppavamo Giulio Cesare mentre gli altri cacciavano scoiattoli, per Diana.
E’ quindi una questione di principio. Il Gran Premio, perchè no? Perchè no, maddechè: Roma ha altre risorse da mettere in campo, altre forze, ben altre virtù.
Però, come tutte le questioni di principio, la mia è ideologica, e può essere superata se i fatti sono abbastanza convincenti.
Ad esempio. Si dice che la realizzazione del Gran Premio porterà indotto, posti di lavoro e ricchezza. Sulla base di quali previsioni sono stati fatti questi calcoli? Chi lo dice? Per ora, a me risulta che il solo a dirlo sia l’ente che vuole costruire il circuito: e l’oste ha le idee molto chiare sul suo vino, si sa.
Dal punto di vista urbanistico e della mobilità, poi, a me pare evidente che chiunque sostenga che questo progetto non avrà impatto sul traffico sia un pazzo, o comunque qualcuno che non si è mai trovato sulla Colombo nell’ora di punta. Devo dirlo, io vivo all’estremo opposto della città, ma la situazione l’ho ben presente: via delle Tre Fontane taglia la Colombo all’imbocco dell’Eur, chiudendo di fatto l’accesso al quartiere. Accesso che è necessario per arrivare a prendere la Pontina o per andare ad Ostia, o (più rilevante) per arrivare alla Roma Fiumicino dal viadotto della Magliana. Certo, ci sono altre strade – ci sono sempre – ma questa via è bloccata: e non c’è altro modo per arrivare all’EUR, se non la Colombo. Se la blocchi, devi fare il giro da dietro, o Laurentina-Oceano Atlantico, o Via Oceano Pacifico verso l’Ostiense: in entrambi i casi, il disagio c’è.
E la caciara totale che si verificherà nei giorni di Gran Premio? Ci affidiamo al (fare click su “leggi) ”sistema di navette a impatto zero che collegherà i parcheggi in aree provvisorie adiacenti al GRA”? Per chi conosce lo stato del traffico di Roma, pensare a navette-pullman bloccate in zona Eur significa immaginare il dipinto dei più profondi e dolorosi gironi infernali.
Mi sembra poi importante sottolineare l’impatto ambientale di questo progetto. Nonostante il Duce, l’EUR è una delle zone più belle di Roma: penso che potremmo evitare lo sventro dei parchi di Via delle Tre Fontane perchè dobbiamo far andare le monoposto a quattro e cinquanta l’ora.
In sintesi, quest’opera viene presentata come taumaturgica e salvifica, l’intervento che rilancerà Roma verso i nuovi orizzonti del turismo internazionale. A me sembra superflua, inutile se non probabilmente dannosa: in sintesi, una gran vaccata. Ma sono disposto ad essere convinto del contrario; certo, finora gli argomenti sono scarsini.



Avevo chiesto a Marcolino questo contributo giorni fa, quando il Premier, in visita a Bonn, aveva parlato della Corte Costituzionale come organo politico (ne avevamo parlato anche su queste pagine). Certo, sono successe tante altre cose nel frattempo (e dire che di tempo ne è passato anche poco), ma il pezzo è comunque convincente, godibile e utile. Veramente raccomandato, con un occhio volto al futuro tristemente non troppo remoto. A voi.






















