Nel sottofondo del vociare

Le rappresentanze studentesche in questo paese sono niente più che una nota di colore; cioè, non hanno nessun potere rilevante ed effettivo e non servono a cambiare la situazione, ché tanto sei sempre in minoranza e fai pippa. Ovviamente, se sei un pischello sufficientemente smart e ti piacciono questo tipo di cose, puoi divertirti come un pazzo organizzando autogestioni, corsi pomeridiani ad uso e consumo del medio studente lobotomizzato, e uscendo dalla classe in orario di lezione con la scusa che devi andare a parlare col Preside per questioni improrogabili – esatto, le tre I, “importanti impegni istituzionali”.

Fra le varie possibilità di candidatura c’è la Consulta Provinciale degli Studenti, che sulla carta è un organismo che esiste per garantire “il più ampio confronto fra gli istituti di istruzione secondaria; tale compito è attuato tramite la realizzazione di progetti che coinvolgano il più ampio numero di istituti possibili, ottimizzare ed integrare in rete le attività extracurricolari, formulare proposte che superino la dimensione del singolo Istituto” e un sacco di altra roba che trovate qua. Così in teoria: in pratica, dai racconti che so e dalle esperienze che ho è un posto in cui si può fare politica “faziosa” fin dalla tenera età, in cui ci si scanna più o meno amabilmente fra fasci e compagni senza concludere nulla. Serve principalmente ai partiti per contarsi, per misurare il loro seguito all’interno delle scuole.

Sia come sia: vorrei comunicarvi che abbiamo un problema. Le destre (e no Fini, parlo di Blocco studentesco, Forza Nuova, e Azione Giovani) hanno dopo anni conquistato la maggioranza nella CPS di Roma. Il Blocco è il partito di maggioranza relativa con il 28% dei consensi, se si escludono le sinistre che, per arginare l’ondata, hanno dovuto fare un listone unitario che va dai Giovani Democratici ai Collettivi Autogestiti (il quale, se ho qualche esperienza in materia – e fidatevi, ce l’ho – scoppierà in due settimane).

Evento simbolico questo, che meritatamente premia chi sta davvero facendo politica da cinque anni a questa parte nel territorio romano e nelle sue scuole. E non solo al Farnesina, o ai licei da pariolini spinti in cui la loro terra è fertile: è invece emblematica la vittoria in un contesto molto più hard come il Nomentano, liceo scentifico de periferia dove ci provano da anni e ce l’hanno (ri)fatta (anche) questa volta.

Ci hanno scavalcato – di poco, ma ci hanno scavalcato, mentre noi stiamo ancora qui a dibattere se sia o non sia il caso di andare una sera a Casapound perchè, in fondo, fanno buone iniziative culturali.

4 Responses to “Nel sottofondo del vociare”


  1. 1 io 27 novembre 2009 alle 11:04 pm

    Sono uno studente delle scuole superiori, liceo classico a Piacenza. Il blocco da noi ha avuto rappesentanti per due anni (uno del blocco e uno della lista antagonista, ovviamente), anni in cui ha mietuto successi anche in altre scuole. Quest’anno però è bellamente scomparso dalla scena. Non aveva candidati da nessuna parte.

  2. 2 isaroseisarose 28 novembre 2009 alle 10:02 pm

    Anche se fanno buone iniziative culturali, io non ci andrei. Anche se le questioni di principio sono passate di moda certe pratiche non passano mai:

    http://femminismo-a-sud.noblogs.org/post/2009/11/28/aggressione-squadrista-a-napoli

  3. 3 anellidifum0 29 novembre 2009 alle 8:09 am

    Tommaso, penso che ormai tu mi conosca un pochino e sappia che le mie idee sono laiche e socialiste. Quindi sai che sono lontano anni luce dall’autonomia, ma anche da ciò che da dopo il 1991 si chiama “comunista”. Diciamo che sono un laico di Sinistra, ragionevole. Sono anche abituato al confronto con i neofascisti, avendone in famiglia quanto basta.

    Sono contrario a ghettizzare i neofascisti: portano dei loro ideali (sbagliati) e seguono una loro ideologia, della quale quasi sempre sono del tutto ignoranti, nel senso che Almirante dava al termine: “che ignorano”.

    Detto questo, l’antifascismo è una categoria irrinunciabile. Ci può essere confronto, ma non lasciarsi egemonizzare dalla loro produzione “culturale”. Chi si richama alla xenofobia, all’odio di genere, al populismo che sostituisce la democrazia, all’esperienza mussoliniana, all’alleanza con Hitler, non va frequentato. Casa Pound può anche fare delle iniziative culturali interessanti, e a livello di panelist potrei perfino pensare di partecipare se invitato perché ho la presuzione di credere di avere delle cose da dire anche a un pubblico di quel genere lì. Ma non ci andrei se fossi più giovane e soprattutto non ci andrei come pubblico. Non è essere retro, non è essere pregiudiziali: è conoscere la Storia del nostro Paese, è essere consapevoli di cosa sia stato il Fascismo e di cosa sia stata la Resistenza. Se oggi avessi 20 anni, credo prenderei la tessera dell’ANPI.

  4. 4 Pernacchia 29 novembre 2009 alle 7:26 pm

    io non ho capito l’ultimo passaggio. credo che questa situazione sia proprio il frutto acerbo di una cultura che dice: parliamo con tutti pur di sfondare elettoralmente. Io poi non parlo ai fascisti, parlo ai, passatemi il termine, ai “sottoproletari” che poi sono fascisti. No?
    va be il discorso è complesso, se puoi spiegami l’ultimo passaggio.
    grazie


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