
[Ma come ti viene in mente di fare una copertina del genere, ndr]
Dicesi Horror Vacui in Diritto quel principio per cui la legge non ammette “buchi”, ovvero per cui è inaccettabile che ci si finisca per trovare in una empasse di indecisione giuridica.
Ho letto il DDL Gelmini, ho letto analisi e commenti, ne ho parlato in giro, e non ho trovato soluzione ad un dubbio, forse cretino, che mi è venuto appena ho sentito il contenuto della normativa proposta dal Ministro.
Articolo 2, comma g:
g)composizione del consiglio di amministrazione nel numero massimo di undici componenti, inclusi il rettore componente di diritto ed una rappresentanza elettiva degli studenti; designazione o scelta degli altri componenti secondo modalità previste dallo statuto, anche mediante avvisi pubblici, tra personalità italiane o straniere in possesso di comprovata competenza in campo gestionale e di un’esperienza professionale di alto livello; non appartenenza di almeno il quaranta per cento dei consiglieri ai ruoli dell’ateneo a decorrere dai tre anni precedenti alla designazione e per tutta la durata dell’incarico; elezione del presidente del consiglio di amministrazione tra i componenti dello stesso; nomina del presidente designato con decreto del Presidente della Repubblica;
Ciò che scatena i miei dubbi è il punto sottolineato, l’entrata dei privati nel consiglio di amministrazione dell’università. Ma non per argomentazioni di principio, che pure ci sono (privati in università? Perche? Come? A quale titolo? In cambio di cosa?), ma per questioni puramente tecniche. Dal comma appare infatti chiaro, e se non lo fosse abbastanza viene chiarito e risulta pacifico in varie analisi che ho letto (qui e qui, due su tutte), che la percentuale dei privati nel CdA è un dato obbligatorio. Il CdA sarà composto, sempre, da almeno il 40% di elementi esterni.
Ecco il dubbio. Mi rendo conto che è un caso puramente di scuola: ma, se nessun privato vuole entrare nel CdA di un ateneo, che succede? Che fa quell’universita? Non può aprire? Collassa? Chiude? Scompare? Implode? Secondo me, qui, c’è un buco.
Nessuno scende giù dalla montagna del sapone, è normale che i privati si affolleranno in massa, pronti ad entrare nei CdA: ma questo non è, e non può essere un argomento giuridico. Quindi, stante la “designazione o scelta degli altri componenti”, si intende forse che il Rettore dovrà farsi il giro delle sette chiese per trovare questo 40% di esterni da infilare nei CdA.
Tralasciando il fatto che ciò spalancherà le porte degli Atenei ad una lottizzazione selvaggia, per cui in mancanza di privati-investitori i CdA si riempiranno di cooptati dalla politica senza arte ne parte, resta in piedi l’ipotesi -probabilmente solo teorica – che nessun esterno accetti di entrare in un CdA. E non è chiaro cosa possa succedere in questo caso.




















Una falla che non avrei mai notato, zenchiù.
A me leggendo il ddl a me era venuto un altro dubbio, cioè CHI sceglie i privati che entrano in Cda. Mi pare di capire che tu sia il rettore..
io? no, non ancora
ah ah non ci credo di averlo scritto! volevo dire: mi pare di capire che tu DICA (che chi sceglie i privati da far entrare nel CdA) sia il rettore.
ossequi magnifico