Pernacchia 06 / Il caso Marrazzo: le vere vittime.

Marcolino è come al solito fuori dagli schemi, fuori dal controllo, fuori dalla Grazia di Dio. Dice quello che pensi ma che non ti aspetti. Marcolino oggi fa anche outing: a voi, il comunista marxista-leninista [sic].

La vicenda del presidente della Regione Lazio (ormai ex presidente) è emblematica di quanto i valori della democrazia siano piombati nel baratro. La vittima non è  Marrazzo. O meglio: egli è sicuramente vittima di reati comuni, gravi, rivolti all’individuo, ma di certo i colpevoli  sono consapevoli di attaccare soprattutto la carica. Queste persone, e i loro mandanti, hanno attaccato il presidente della regione Lazio, e questa affermazione è talmente vera che ora la regione non ha più un presidente, e il consiglio è ormai sciolto. Gli elettori avevano espresso il loro voto proprio verso la persona del Sig. Piero Marrazzo; avevano espresso la volontà che questi conducesse una legislatura quinquennale, salvo complicanze, come la perdita di stabilità politica della maggioranza, e quindi una “naturale” conclusione delle esperienza governativa. Qui inizia il massacro delle vittime.

La prima vittima è la democrazia, piombata, a partire dalle regioni fino ad arrivare al governo nazionale, in un presidenzialismo (formale nel primo caso, sostanziale nel secondo) fortemente legato alla figura della persona che ricopre la carica. Un presidenzialismo plebiscitario che lascia il destino di istituzioni democratiche in balia delle lenzuola in cui si va a coricare la persona. Se vi fosse una norma che impedisse questa forte personificazione, il Lazio avrebbe ancora un organo di governo eletto dalla popolazione, ma soprattutto perfettamente funzionante.

La seconda vittima sono i transessuali. Categoria ormai diventata come la peggiore peste giudaica, che nel bordello di lusso del potere tramano, insieme ai Reali Carabinieri, la congiura del potere per quattro spiccioli gettati, come si fa con le puttane, sul comodino. “È andato con un transessuale”, neanche avessero detto “s’e magnato la merda“. Lo scandalo sarebbe il fatto che il sig. X è andato a letto con una persona?
Si: una persona, perché il giudizio sulla moralità di un individuo che vive la propria dignità e personalità in quel modo non può essere certo considerato una devianza. Se l’opinione pubblica, e il Sig. Marrazzo, hanno creduto che si dovesse arrivare allo scandalo, significano che essi considerano quella relazione come immorale. Immorale perché il transessuale è una bestia del basso Impero, non certo per il tradimento rispetto alla sig.ra Serdoz. Il tradimento, nel machismo-mammone italiano è un elemento naturale, anzi un vanto. È invece disdicevole, nella porca pudicizia italo-vaticana, andare con i “travelli”, con i mezzi uomini, coi travestiti. È meglio salire la notte in macchina con gli amici e andare a fare il “puttantour”, dove gli si può sputare addosso e sentirsi poi meglio. È nazista, quello che sta succedendo.

Altra vittima è la politica. Non si giudicherà il candidato, la coalizione, i partiti che andranno a governare la regione (o il paese) in base ad un programma, ma in base al teatrino, al ciarpame, che si farà intorno all’attività sessuale del candidato. A morire è il fondamentale, e lo dice un comunista marxista leninista, diritto alla riservatezza. Il diritto a vivere una vita privata propria. Il presidente della regione non ha alcuna implicazione giuridica e politica rispetto a quale posizione assume nell’atto sessuale. Si può essere ottimi politici, pur essendo coprofagi, si può essere dei progressisti illuminati, pur amando la penetrazione anale di oggetti in lattice a forma di coniglietti. Attenzione: il giorno in cui questo ordine di questioni si invertirà sarà la fine.
A morire è il garantismo. Se il presidente della Regione Lazio ha pagato 5000 euro è perché è vittima di un reato. Se lo è, lo è perché ha assunto un comportamento suo malgrado (perché penso che lo abbia fatto contro voglia – o vogliamo dire che oltre ad essere sessualmente deviato è anche masochista-fetish?), costitutivo della fattispecie penale. In sostanza, non si può pensare che sia un coglione chi paga perché minacciato, in qualsiasi forma lo faccia. Questa situazione dimostra il fatto che si tratta, comunque, di una vittima, e per questo solo fatto deve essere difesa. Seconda cosa: la cocaina. Bene. Voi vi dimettereste se foste sicuri che a mettere quella cocaina sia stato qualcuno per “incastrarvi”? Io rivendico che l’accusa di cocainomania sia dimostrata alla presenza di un giudice. Se volesse Iddio, e venisse fuori che la cocaina l’ha messa qualcuno, il sig. Marrazzo si è preso anche questa infamata: allora siamo in mano alla violenza privata, e il diritto è morto. E poi, diciamo una verità al limite del luogo comune: in questo paese circola nelle vene più cocaina che sangue; quindi chi si scandalizza è solo perché ha ancora il naso incipriato di polvere, e il cervello tanto sballato da non rendersi conto della sua ipocrisia. Perché fa più figo vedere le foto di uomini politici con quei boia dei mafiosi che con quelle deviazioni, quelle Prinçesa del lungo mare di Bahia. (F. De Andrè. Prinçesa)

1 Response to “Pernacchia 06 / Il caso Marrazzo: le vere vittime.”


  1. 1 anellidifum0 28 ottobre 2009 alle 10:10 pm

    Gran bel post, Tommy. Non ho mai ben capito cosa spinga un uomo ad andare con una trans, ma quel poco che ho letto contro le trans (chiamate dalla stampa italiana col genere maschile, quando mi pare evidente che sono uomini che si sentono donne, e nel caso di operazione fatta, sono donne sterili a tutti gli effetti) me le rende molto più simpatiche.

    Non apprezzo chi vende il proprio corpo, ma immagino che nella prostituzione (maschile, femminile) non ci sia solo chi lo fa per facile guadagno. Ci sarà anche quello, ma immagino che uno/a arrivi alla prostituzione come ultima ratio, per non morire di fame.

    Io non sono mai andato con una donna o con un uomo a pagamento, perché giudico la cosa immorale nei confronti della persona che si prostituisce. Ma in un paese democratico deve esserci la libertà di potersi prostituire, se una persona crede, e di non essere messa in croce per questo.


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