Archivio per ottobre 2009

La Benemerita

Che si può dire?

Si può dire, forse, che l’Arma dei Carabinieri dovrebbe essere messa sotto seria attenzione dopo che, nel giro di due settimane, quattro agenti diventano il braccio operativo di un ricatto politico e che altri carabinieri hanno, pare, ammazzato di botte un geometra magrolino solo perchè aveva un quadretto di erba e, non è neanche sicuro, mezza striscia di cocaina?

Io vorrei non dirlo, vorrei non dover fare queste domande: perchè già solo il porle significa dubitare. Dubitare che, nel corpo di polizia militare che tra l’altro il mondo ci invidia, nessuno sia disponibile a sfondare la porta di un’abitazione privata e girare un video compromettente a danno di un politico in cambio di denaro, e nessun agente abbia bisogno di sfogare le sue frustrazioni su un povero indifeso. E tutti sappiamo che questo non succede, non succede nella maggioranza dei casi e per quasi tutti gli appartenenti alle fornze dell’ordine; e, comunque, tutti sappiamo che non è possibile non fidarsi delle forze dell’ordine in un paese civile: perchè esse sono il confine fra la barbarie e la civiltà moderna – ammesso che questa vi piaccia. Io le voglio, le forze dell’ordine.

Poi ti ricordi di Genova, ascolti le storie dei tanti picchiati e morti in carcere, e il risultato è che vivi meno sicuro.

C’era Dudley, il Capitano della Polizia di Los Angeles in L.A. Confidential, che non ammetteva ipocrisie: il lavoro di poliziotto comporta l’uso della violenza. Ma lui era il cattivo.

Wallpapers

Questa iniziativa di Repubblica diventerà un serbatoio di sfondi del desktop per molti secoli a venire.

Angeli del focolare

Compassione per il governatore ma soprattutto stima per sua moglie che ha deciso di rimanergli accanto. Come rivela con una battuta Giorgio Stracquadanio: “Gira voce che qualcuno stia raccogliendo articoli su Roberta Serdoz per mandarli a una certa signora a Macherio. Cosìcchè possa prendere esempio…”
Oggi su Libero

Certo, perchè il punto è che la tua donna ti deve stare vicino anche se sei un pazzo, porco, stupratore, omicida, assassino, criminale, disgustoso, in qualsiasi situazione insomma (non mi riferisco a nessuno in particolare, è solo un elenco di casi possibili). Certo, lui faceva festini serali a palazzo Grazioli, certo lui ha sbagliato, ma non si fa che te ne vai di casa, nonnò, non si fa, non conviene.

Cretinate. Non conosco ne la signora Serdoz ne Marrazzo, e il fatto che lei abbia scelto di rimanergli vicino denota grande coraggio, grande carattere e grande affetto, e merita quindi grandissima stima, e serena e semplice osservazione di una scelta personale molto forte. Tuttavia, non c’è motivo di fare la morale a chi invece non trovava più sopportabile mantenere la propria immagine pubblica vicino a quella di un uomo con abitudini non più passabili sotto silenzio.

Una cosa che io chiamerei “ma-tantismo”: ma tanto, tua moglie ci sarà sempre; ma tanto, in fondo non è niente di male; ma tanto, cosa vuoi che sia. Col cavolo: sono proprio questi atteggiamenti che creano e coltivano comportamenti sbagliati. Tanto non cambia mai niente, e tua moglie crescerà i tuoi figli mentre tu fai il comodo tuo.

E’ una questione di costume e di percezione dei rapporti interpersonali, non di reati o di legge, sia ben chiaro. Virtù pubbliche e pubblica ipocrisia; vizi privati, e privata omertà. Per cui la donna è prima di tutto e sempre moglie: a cuccia, quindi. La cureremo da quella sua brutta pensiero-dipendenza.


Pernacchia 06 / Il caso Marrazzo: le vere vittime.

Marcolino è come al solito fuori dagli schemi, fuori dal controllo, fuori dalla Grazia di Dio. Dice quello che pensi ma che non ti aspetti. Marcolino oggi fa anche outing: a voi, il comunista marxista-leninista [sic].

La vicenda del presidente della Regione Lazio (ormai ex presidente) è emblematica di quanto i valori della democrazia siano piombati nel baratro. La vittima non è  Marrazzo. O meglio: egli è sicuramente vittima di reati comuni, gravi, rivolti all’individuo, ma di certo i colpevoli  sono consapevoli di attaccare soprattutto la carica. Queste persone, e i loro mandanti, hanno attaccato il presidente della regione Lazio, e questa affermazione è talmente vera che ora la regione non ha più un presidente, e il consiglio è ormai sciolto. Gli elettori avevano espresso il loro voto proprio verso la persona del Sig. Piero Marrazzo; avevano espresso la volontà che questi conducesse una legislatura quinquennale, salvo complicanze, come la perdita di stabilità politica della maggioranza, e quindi una “naturale” conclusione delle esperienza governativa. Qui inizia il massacro delle vittime.

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La cultura de “il pallone è mio”

Non penso che (al di la dei voti che si guadagneranno per questo, beninteso) la fuoriuscita di Rutelli sia una buona notizia per il Partito Democratico. E’ sintomatica di una sconfitta del partito e della protervia di un uomo.

Una sconfitta per il Partito, perchè il valore aggiunto – no? – doveva essere appunto quello di riuscire ad offrire cittadinanza a tutti al suo interno, valorizzando quel che c’è di buono nel pensiero di ognuno per innalzarlo a una parte di una nuova proposta comune.

Ma essendo una fuoriuscita non in seguito a una vicenda ben precisa, e invece più una decisione aprioristica e di principio, trovo che simboleggi un modo di fare offeso ed infantile che non fa onore a nessuno, e che svela ben altre intenzioni di piani già falliti o andati male. Uscire da una organizzazione per preconcetto vuol dire che ti credi tanto importante da poter dire “o così, o me ne vado”. E anche voi farete una brutta fine se restate, aggiunge lui. E’ l’atteggiamento di uno che ti presta il pallone solo se la sua squadra potrà partire con quattro gol di vantaggio.

Occhio che non sto criticando il merito di quello che dice Rutelli, ma essenzialmente il metodo. Mi sembra una cosa che farebbe una persona che non ha mai “creduto nel progetto”, e che ci rimaneva solo perchè sperava, un giorno, di diventare il grande imperatore degli ex-comunisti che, ridotti a poltiglia, lo imploravano di essere il loro leader.

Quello che dice poi, può essere anche vero, in tutto o in parte, e cioè che a questo punto il Partito Democratico tornerà ad essere una sorta di PDS più tutti quelli che ci vogliono stare, e che quindi non avrebbero avuto problemi a starci neanche prima, e che la strada dovesse o debba essere un altra. Ma non ha senso andarsene sbattendo la porta con la scusa di essere troppo “moderato” o troppo “cattolico” per l’aria che inizia a tirare.

Primo, è da vedere se Bersani sarà davvero così “radicale” da inquinare l’aria: io ad esempio non credo affatto (un tale, recentemente, mi ha detto: “mi piace Bersani, è liberale”). Secondo, quella del cattolicesimo è una scusa, visto che il cattolicesimo non è un’ideologia politica ma, al massimo, un metodo in politica.

La conclusione è banale: se Rutelli ha qualcosa da dire – e non sarebbe il solo- a questo partito, è il caso che resti e faccia una battaglia politica onesta. Ma non può pretendere che le cose siano come lui vorrebbe, a priori: è minoritario e se ne deve fare una ragione. Non serve mica offendersi, a meno che non stesse solo aspettando una scusa per andarsene, come quando vuoi lasciare una ragazza che ti ha comunque rotto i coglioni.

Stato comatoso

Fra i vari nomi che circolano oggi sui giornali per una ipotetica candidatura alla Regione Lazio, per la successione al non più praticabile Marrazzo, non ce n’è neanche uno che mi convinca, che mi entusiasmi, che pensi di poter supportare.

Per la categoria Riciclati abbiamo Enrico Gasbarra, già presidente della provincia (“Trasformare chilometri d’asfalto. In strade”, anche poetico) prima che si dimettesse in gran fretta per essere catapultato alla Camera, da cui si dovrebbe ridimettere in gran fretta per essere ri-catapultato in regione. All’altro lato del ring troviamo Walter Veltroni: ma a questo pover’uomo, lo si potrà far stare un anno in pantofole senza rompergli le palle? Seriamente, con che coraggio riproponiamo Veltroni? Ci siamo già dimenticati come è andata con Rutelli a Roma?

Per la categoria Altrove Impegnati abbiamo David Sassoli e Nicola Zingaretti, persone che hanno ricevuto una caterba di voti personali e nominali per occuparsi di una specifica mansione. L’ex giornalista del Tg1 ha preso più di centomila voti per fare l’eurodeputato: deve fare l’eurodeputato, punto. Zingaretti ha il 51% dei voti personali, sulla sua persona, per fare il presidente di provincia: facesse il presidente della provincia. Io non sopporto questo tipo di giochetto, per cui ti costruisci il consenso per un progetto politico sulla tua persona e poi te ne vai appena si libera una casella più importante o più necessaria. Non mi interessa se “la squadra chiama, ha bisogno di me”. Trovo che queste personalità debbano restare al loro posto, quello che hanno chiesto, combattuto per avere e infine guadagnato.

Per la categoria Podestà abbiamo Ignazio Marino, che è di Genova, e Rosy Bindi, che è di Sinalunga. Per fortuna che lei glielo ha fatto notare.

Se è vero, come io penso sia vero, che per scegliere il prossimo candidato alla Regione Lazio si andrà ad oneste primarie di coalizione, ebbene il punto è che in questa regione non c’è una classe dirigente in grado di raccogliere un testimone e una sfida immediata. Nessuno, evidentemente, che può alzarsi in piedi e dire, “pronti, lo faccio io”. E quindi via alla fiera dei raccogliticci: almeno fino a che DiPietro, come pare, presenterà un suo candidato credibile, finendo per imporlo perché è l’unico praticabile. Poi non ci lamentiamo, però.

Il centrosinistra perderà la regione Lazio, se continua così, e se lo sarà pure meritato.

Prime arie

Tre milioni di persone mobilitate per strada, nelle piazze, che popolano le città di domenica mattina sono sempre un bello spettacolo da vedere nei Tg della sera, mentre dicono questo e quello, mentre pensano ad alta voce. Molto meglio degli incravattati in parlamento che oramai puzzano di naftalina: e questo per quelli che “le primarie vanno usate con parsimonia”. Era da tanto che non ero contento nel vedere un telegiornale: si potrebbero fare più spesso?

Nel momento in cui vado a letto Franceschini riconosce la vittoria di Bersani. Il partito ha un nuovo segretario, una persona concreta e operativa, un emiliano-quasi lombardo che gode, ora, di una doppia larghissima legittimazione, esterna ed interna: veramente di più non si poteva avere. Non è il candidato che ho votato io, e non è quello che mi piace di più, ma davvero, i migliori auguri. Bisognerà vedere con quali percentuali ha vinto, sebbene sia un discorso abbastanza ozioso a questo punto.

Buonanotte, e da domani pomeriggio riprendiamo a pieno regime su questi schermi.

Ti piace vincere facile?

Candidati del PDL che vincerebbero le elezioni regionali, con ampio margine, a questo punto:

“Mandiamogli un viados”

marrazzo

Allora, qui la cosa inizia a farsi seria, più seria di quella che immaginassi. E davvero, ritenendo la coerenza un dovere e trovando insopportabile l’idea di fare “due pesi, e due misure”, mi sto convincendo che Marrazzo, a questo punto, dovrebbe farsi da parte.

Non ho alcun interesse alla sua vita privata. Con chi vada di notte e se usi cocaina per i suoi incontri sessuali non mi riguarda – anche se, come al solito, non sono dei modelli molto educativi. Ma non sono un moralista.

Quello a cui sto pensando è l’ irrinunciabile necessità di mantenersi diversi dalla destra. Si sono passati mesi a criticare le abitudini personali del premier, perchè anche se formalmente lecite, erano inopportune. Adesso non si può fare diversamente.
E anche tutti i commenti che mi avete lasciato ieri: tutti giusti. Ma la ricezione, il messaggio che passerebbe a questo punto, lasciandola liscia a Marrazzo, sarebbe devastante. Devastante. Per quelli non va bene, per questi si. E’ quanto di peggio la sinistra possa augurarsi. Le persone non capirebbero questi sottili distinguo, troppo sottili perchè ci si debba sforzare per capirli. La gente normale ha da lavorare, non da stare dietro a queste stronzate, giustamente. Perciò: “visto? queste cose le fanno tutti!”. Bene, ma in un caso ci si assume le proprie responsabilità, nell’altro no.

Non ho mai pensato che la politica si possa fare dicendo “la sinistra è migliore della destra, perchè la sinistra queste cose non le fa”. Però è quello che è stato fatto: e oramai, nel breve periodo, non si torna indietro. Marrazzo è stato un eccellente presidente di regione: se si dimostrerà del tutto estraneo a queste vicende, avanti così. Altrimenti, temo che sia: avanti un altro. Vale quindi quello che sostiene anche D’avanzo (e Gregorj) oggi: o spiega, o va via. O spiega e va via.

Edit: ah, il titolo non è mio, eh. E’ oggi sul Messaggero, una frase che dice un poliziotto intercettato che giudicava l’ormai ex presidente un tantino intrattabile.

I doppiopesismi sono inopportuni

marrazzo

Il problema, se verrà fuori che Marrazzo va a mignotte, sarà quello di stabilire se e dove esiste una differenza, a quel punto, fra un Marrazzo e un Berlusconi. E mi auguro che ci si riesca, perchè Marrazzo è stato un buon amministratore.


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