
L’Italia è degli italiani – prosegue Fini – e se qualcuno pensa che io non lo creda è un problema suo. Ma è anche di tutti coloro che dimostrano di amarla. Ci sono 4 milioni di stranieri in Italia e non è un’eresia pensare di garantire loro la cittadinanza se dimostrano di parlare bene la nostra lingua, conoscere la nostra storia, sapere che Trieste e più a nord di Palermo, giurare fedeltà ai valori della Costituzione e servire la nostra Patria con le armi”.
Quant’è vero. In effetti bisognerebbe fare qualcosa per il 5% degli italianissimi analfabeti totali e per l’oltre 50% di analfabeti funzionali, sempre stimatissimi compatrioti. E d’altronde la proposta è quella di iniziare a insegnare i dialetti, mica l’italiano. Oppure per il 18% degli alunni italiani, noti geografi, che relegano Pistoia nel vicino Nebraska. Bisognerà parlare anche con il 51% degli italiani che sulla Costituzione non ha le idee molto chiare.
Facciamolo fare questo test agli immigrati. Magari qualcuno di loro lo passa. Poi lo facciamo fare anche agli italiani, e bisognerà concludere che molti di noi, applicando i saggi criteri proposti dal presidente Fini, sono stranieri in patria.
Si dirà: ma loro sono stranieri e vogliono diventare italiani, noi italiani lo siamo per diritto di nascita. Dunque loro devono meritare la nostra cittadinanza, noi possiamo anche infischiarcene. Noi pretendiamo dagli gli altri cose che riteniamo poco interessanti per noi. Bello.




















per diritto di nascita si attiene soltanto l’idiozia congenita
e aggiungerei: non c’è bisogno che tu sia isiota, per essere italiano, ma certamente aiuta
Per me questi due commenti qui sopra denotano una certa idiozia, non la cittadinanza di una persona, che sia italiana, turca, o texana.
Detto questo, il post di Tommaso è invece quanto di più giusto! Un test quinquennale per rinnovare la carta di identità?
Non posso immaginare che Fini non conosca questi dati.
Dunque, l’unico motivo che spiega quelle parole sta nel fatto che intendeva arrivare agli analfabeti della sua parte politica. Forse per indorar loro la pillola…
scusate se cerco di spostare leggermente il dibattito. Convinto di quanto si dice sul test per la cittadinanza PER GLI ITALIANI, io aggiungo: perchè non passare dallo ius sanguinis allo ius soli. Abolendo il diritto di voto per gli “italiani all’estero?”( voluto anche dal centro sinistra?) E’ inammissibile che chi non lavora, non produce, non paga le tasse (come era? no taxetion…)e semmai le evade…e invece si toglie il diritto a chi: paga le nostre pensioni, che per paura di espulsione (oltre, secondo me, per riapetto) paga le tasse deve restare furoi dalle istituzioni. Per altro la più semplice politologia e sociologia ci insegna che la rappresentanza responsabilizza e quindi migliora i rapporti con-tra la cittadiananza (senza abusarne ovviamente. Un piccolo pensiero di civiltà, che ci porterebbe anche a coerenza rispetto al legittimo ripudio di ciò che dice la destra.
il commento sopra è mio ma è parso con altro nome…va be ma tanto penso che lo condivide….
Non che c’entri qualcosa, ma ora come ora gli immigrati voterebbero Fini (vedi Se la sinistra non si sveglia: http://www.internazionale.it/home/?p=6845), che è l’unico che parla della faccenda.
A parte questo, secondo me il problema è il solito: questi nostri politicanti discutono di un problema non per risolverlo ma per guadagnarci voti a prezzi da sconto. La discussione è molto più seria qui che in Parlamento, temo. Sbagliando s’impera…
Concordo pienamente con il tema dell’articolo e con i commenti successivi. La proposta di Pernacchia è giusta, anche se va valutata la presenza di italiani all’estero solo temporaneamente per motivi di studio (Erasmus) o lavoro. Visto che una legislatura dovrebbe durare 5 anni, non si dovrebbe precludere il voto a qualcuno che si assenta per un annetto.
Comunque, le stesse valutazioni le fanno anche in USA, cioè sul fatto che spesso gli immigrati conoscono il Paese ospitante più degli ospiti.
complimenti sam, italiano al 100%.