L’incerto legge le mozioni / 01

Venerdi ho il fatidico congresso di circolo che vedrà la mia tessera votare per uno dei tre candidati alla leadership del Partito Democratico. Non avendo io ancora idea di quale scelta compiere, dicono tutti:”ma le hai lette le mozioni?. No, non le ho lette: mo le leggo. E vediamo che esce fuori. Domani qui per la Mozione Franceschini, e Venerdi in mattinata analizzeremo Marino. Vediamo la Bersani, per iniziare.

Il pensiero con cui mi approcciavo alla lettura della Mozione “Per il Pd e Per l’Italia” di Pierluigi Bersani era un po’ un clichè. Qui dentro, pensavo, troverò scritta una cosa tipo “si stava meglio quando si stava peggio, almeno si stava in qualche modo”. I 150 anni di storia che abbiamo dietro, la bocciofila.

Lettura

La mozione si articola in tre macro-aree. Ne “Il Nuovo Mondo” c’è un volo d’angelo sulla situazione di questo nuovo palcoscenico mondiale, e qualcuno in sostanza ci descrive la rava e la fava del mondo che non capiamo. Per ingrandimenti successivi lo zoom si restringe, portandoci a parlare dell’Europa,e infine dell’Italia. Nella seconda parte, “Da dove Ripartire”, una volta finita l’analisi della situazione, parte la famosa “piattaforma programmatica”, con in sostanza un paragrafo per ogni tematica che si ritiene di affrontare. La mozione termina con “Noi, i Democratici” e “Noi, il Partito Democratico”, due pagine in cui si spiega cosa pensano i Democratici, e come funziona il Grande Partito.

Tg3

Questa mozione è come il TG3. Non serve essere pericolosamente di sinistra per capire che la miglior informazione la fa il TG3, basta un po’ di buon senso e di onestà intellettuale, avendo presenti le alternative. Ecco. I vari “cosa” che vengono presentati non sono splendidamente innovativi, a meno che non si voglia etichettare come innovativa “la green economy”. Non è un tema innovativo, è un tema attuale; così i temi presentati in mozione, e così la mozione stessa. In un paese in cui siamo all’età della pietra, è probabile però che questi temi siano massimamente di avanguardia. Insomma, una piattaforma solida, credibile e concreta. Molte belle idee, messe seriamente una vicina all’altra: lavoro, uguaglianza, merito, pubblica amministrazione, certezza del diritto, diritti civili, ambiente, rispetto. Tutto lo scibile, tutto quello che deve esserci e che un buon partito dovrebbe proporre.

Ma non una parola su come portare tutto a casa. Non c’è nessun accenno ad una road map. Si indicano delle importanti priorità per l’Italia, ma senza nessun progetto su come acchiapparle. Pretendo troppo da una mozione di congresso? No, non pretendo niente: la leggo. Ci sono un sacco di cosa e nessun come.

Un partito sovrano.

Il Partito Democratico è un partito di iscritti e di elettori. [...] La sovranità appartiene agli iscritti, che la condividono con gli elettori nelle occasioni regolate dallo statuto.
Mozione Bersani, pag 12.

Ammetto che non pensavo di trovarmi davanti alla parola “sovranità” in una mozione di congresso. Il comma è fedelmente ricalcato sul primo articolo della Costituzione, che però fonda uno stato, non un partito. Ovviamente non mi sto appigliando a una parola per installare una critica, ma è indubbio che la scelta del termine non sia casuale e che voglia dire qualcosa.

Questo partito ha dunque un sovrano, e questo sovrano è il suo popolo, formato dagli iscritti. In uno stato, il popolo è formato dai cittadini, dunque cittadini del partito sono gli iscritti, che, nelle forme e nelle occasioni previste, allargano questo diritto di cittadinanza anche agli elettori.

Uno Stato, se questa quindi è la metafora che si ritiene di usare, o discende da, o col tempo diventa una Nazione, ovvero una comunità di popolo che condivide gli stessi ideali, aspirazioni, modi di pensare e di vivere.

La mia maggiore perplessità riguardo a questo modello di partito, il partito comunemente noto come “pesante”, è che sia una scusa per trovarsi bene a casa propria senza pretendere di più. Un partito che è soprattutto e prima di tutto una orgogliosa comunità di persone legate fra di loro da una (a volte troppo) assidua frequentazione finisce per chiudersi su se stesso: pure se le elezioni non si vincono, insieme si sta troppo bene a cuocere le salsicce.

Ecco, io fra le righe leggo questa intenzione, che emerge malcelata nella frase che ho evidenziato. Si vuole un partito che voglia governare, o uno Stato per una Nazione orfana? Se tutt’e due, come?

Astariti

Avete mai visto il film “La Scuola”? Io tante volte. C’è il piu bravo della classe, quello promosso di sicuro, Astariti, a cui il professore di Italiano (Silvio Orlando) mette non più di sei e mezzo, per protesta. Perchè lui è la prova evidente che la scuola italiana funziona solo con chi non ne ha bisogno.

In questa mozione non c’è nulla che non mi aspettassi di trovarci, e che invece avrei gradito non trovare. E’ un usato garantito in ottimo stato, un trattore Lamborghini, una Panda 1000 senza optional, che non ti molla per strada mai.
Non mi ha sorpreso: 6 1/2, per protesta. Una mozione promossa di sicuro.

10 Responses to “L’incerto legge le mozioni / 01”


  1. 1 La tua coscienza 23 settembre 2009 alle 11:41 pm

    Mortacci tua, non ti azzardare a non votare Ignazio Marino che ti perseguiterò per sempre

  2. 2 Fabiano 24 settembre 2009 alle 2:07 pm

    Alla fine xò il prof di italiano, ad Astariti mise 7.Dovette cedere per lui, per salvare gli altri…

  3. 3 dario 24 settembre 2009 alle 7:12 pm

    ebbravo!ti devo trovare linkato anche come “miglior blog emergente” :)

  4. 4 Gianluca Aiello 24 settembre 2009 alle 9:49 pm

    Interessante analisi che condivido.
    Comunque dalle interviste dei sostenitori Bersani, è evidente che il significato di quella sovranità degli iscritti è da leggere come un rifiuto alle primarie allargate agli elettori.
    Preferiscono che il PD sia più partito che democratico.

  5. 5 Antonio 25 settembre 2009 alle 8:57 am

    “Ma non una parola su come portare tutto a casa. Non c’è nessun accenno ad una road map.”

    Signor Davanti, lei sta mancando il punto cardine della politica: la credibilita’ delle proposte e di chi le propone. La roadmap si chiede alle aziende, che giustamente perseguono risultati di mercato. La politica persegue ideali, e la sua roadmap e’ la credibilita’ del politico che la propone.

    Da quanto scrive si evince che lei non crede alla mozione Bersani, considera irrealizzabili i proclami del candidato segretario Bersani. In tal senso, credo capisca cosa si intende quando si dice che Berlusconi e’ stato l’ultimo politico in grado di far sognare gli italiani (che lo votano in massa!)

    Ora le faccio una domanda: legga le altre mozioni alla luce di quanto ho scritto sopra. Ci puo’ scrivere che pensa dei proclami degli altri candidati segretari? Li considera realizzabili?

  6. 6 Tc 25 settembre 2009 alle 9:14 am

    è quello che sto facendo in questi giorni. sto leggendo proprio ora la marino.
    il discorso è un po’ diverso. non ho detto che i proclami di Bersani sono irrealizzabili, tutt’altro. dico solo che non c’è scritto come realizzarli. considero validi sia i fini, sia la persona: ma, come ripeto, manca il come.

    non direi poi che la roadmap si chiede alle aziende e non alla politica, e che alla politica si chiedono solo ideali, perchè tanto l’attuazione compete a chi li porta avanti. su questo non sono d’accordo: ma anche se fosse, resta il fatto che in questo caso sono state fatte proposte utili e interessanti, senza una spiegazione sul come realizzarle.


  1. 1 L’incerto legge le mozioni / 01 | succoso Trackback su 23 settembre 2009 alle 7:20 pm
  2. 2 Come il TG3 - Io scelgo Ignazio Marino Trackback su 25 settembre 2009 alle 12:09 pm
  3. 3 Come il TG3 « Blog del circolo online del PD “Barack Obama” Trackback su 25 settembre 2009 alle 12:10 pm
  4. 4 Il problema di Renzi (e di chi vuole cambiare il Pd) « D-Avanti Trackback su 29 ottobre 2011 alle 8:29 pm

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