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Un po’ mi dispiace, perchè qui avrei diverse cose da fare. Innanzitutto occuparmi delle tante vicende che stanno succedendo e di cui non sto parlando, e mi piacerebbe: il Congresso, l’attualità politica frizzante anche così poco prima della pausa estiva (ma molte delle più grandi rivoluzioni sono nate in estate, quando fa caldo), i temi etici con la decisione, abbastanza storica, dell’agenzia del farmaco sulla RU486 – e non è escluso che prima di partire non scriva qualche riga in proposito.
Ma di fatti da analizzare e scrivere ne avremo piene le tasche anche domani, e dopodomani, e anche oltre perchè fatti da analizzare e scrivereci sono sempre stati anche quando nessuno aveva tempo da perdere coi miei blablabla. Quindi: non voglio fare il tacchino induttivista, ma penso che tutto questo possa aspettare, anche un’altra settimana.
Mentre l’agosto dei miei ventuno anni, invece, no. E quindi ripartiamo – dài – stasera con una macchina, una tenda e uno zaino, una guida turistica e dei soldi nel portafoglio, e tre amici sulla A1 del Sole. Andiamo in Sicilia, a vedere quanto è calda l’Africa in estate.
Ci andiamo senza aver prenotato ne deciso nulla di niente, così, alla prendere e partire, quasi da film molto già visto. Ieri ero piuttosto infastidito da questo tipo di format, poi oggi ho pensato che io sono notoriamente un cretino pavido, e che invece una cosa così va molto più che bene.
Ho comprato quattro rullini, perchè non mi sono ancora convertito alla reflex digitale, e perchè la patina anni ’70 che tira fuori la Minolta analogica vale ampiamente tutti i milioni di pixel di risoluzione che perdo in questo modo (a proposito, lunga vita alla società multietnica: gli unici che hanno ancora rullini a prezzo accettabile sono i cinesi, nei loro pan-empori disseminati ovunque non ti aspetti).
Avrò il computer, quindi, nel caso di wi-fi, qualcosa salta fuori. Sennò Twitter. Sennò, niente.




























