Archivio per aprile 2009

Ipocondria

Se volete stare dietro alla febbre suina facendo il countdown del tempo che vi manca prima di prenderla, c’è la mappa in continuo aggiornamento.

(via Rudy Bandiera)

Cosa c’era sul treno del PD


Sul Treno per l’Europa c’era la sinistra di questo paese, per come sarà, con tutti i suoi limiti e le contraddizioni, ma anche con tutta l’energia che quel concetto, sinistra, ti mette addosso. Si, la sinistra; con buona pace di Rutelli, non serve evitare di pronunciare la parola per complicare ulteriormente la situazione, che è già ampiamente complicata così.

Nessuno vi racconterà della stazione di Praga in cui, a cerchi concentrici sempre più piccoli, le canzoni si riducevano, pian piano. Prima, quattrocento persone avevano cantato Bella Ciao. Poi è partita Bandiera Rossa, ed erano di meno; e alla seconda strofa de l’Internazionale la questione era chiusa, cantava ormai solo un piccolo cerchio di compagni (in senso stretto, anche se chiamando ‘Compagno!’ ad alta voce qualcuno che si gira c’è sempre, anche un insospettabile). E dico a una compagna canterina:”Certo, addirittura la seconda strofa dell’Internazionale, mica male”.  ”Eh, ma guarda quanti pochi la cantano: questo è un problema.
Quindi, fra le tante, nel PD c’è anche la corrente di quelli che sanno due strofe dell’Internazionale?  Il dato è che pure qui, ancora, Bandiera Rossa termina con “evviva il Comunismo e la Li-ber-tà!”. E basta, senza censure.

Mi verrebbe da chiudere subito dicendo che alla fin fine son solo figicciotti, ma non sarebbe del tutto vero. Qualche maglioncino, qualche occhiale da sole troppo largo, qualche borsetta patinata qua e la; roba che un Pajetta non avrebbe apprezzato, suppongo. No, son roba nuova, col vestito nuovo di un tempo troppo veloce, rincorrono in giro per l’Europa una storia che non hanno mai conosciuto del tutto; e si vede. Si dividono abbastanza equamente fra quelli che la conferenza al Théatre de l’Odéon di Jacques Delors, mostro sacro del Socialismo francese, non se la perdono mica, e quelli che questo Delors poi chi sarà mai, e comunque a Parigi c’è di meglio da fare, tipo, non so, Champs-Elysées per dirne una.

Se da qualche parte c’è un PD, è probabile che sia qui. Perso in mezzo ai tanti imbucati del treno, trotckjisti, veterocomunisti, democristiani malpentiti e maipentiti, antiberlusconiani arrabbiati, sindacalisti assortiti di varia estrazione – perché 200 euro per un viaggio del genere, mettila come ti pare, è invitante.

Orfani di una identità, di una ideologia, di una grande storia, che non sentono però più come necessaria, si muovono da un capo all’altro del treno cercando quel momento che li risolve, quando riusciranno a trovare il motivo che li porta avanti, insieme. Già, perchè qui sopra di fini comuni, per ora, se n’è visti pochi. A domanda su che ruolo avesse una giovanile di partito, Veltroni, a Berlino, ha risposto: voi giovani dovete fare i Democratici. E di questo, tutti certi, ma per fare poi cosa? Per fare una rivoluzione? Per aiutare un prossimo? Per costruire una democrazia?
Pare una discussione non all’ordine del giorno, magari domani, con fede migliore (cit.). Per ora si impara, da chi c’è già passato. “Il problema non è che è caduto il mondo dell’Est, è che non riesco più a trovare un Occidente dal volto umano”: così Ingo Schulze, da Brema, pluripremiato scrittore nato e cresciuto in Germania dell’Est. Ed è questo, forse, il bandolo del problema: rendere la realtà migliore di come la si trovi, senza un sogno supremo a cui aggrapparsi. Si dice discussione sull’identità nella vulgata giornalistica, ma rende bene; e dietro il modo di dire c’è il volto di un giovane democratico che sa di venire da lontano, probabilmente intuisce che sta andando lontano, catapultato da una parte all’altra dell’Europa su di un treno, ma dove non lo sa mica bene. Il rischio è che si riduca tutto a un proiettile lanciato senza mirare; anche i ragazzi sul treno se ne sono accorti, quando sono andati in delegazione da Annamaria Parente, responsabile nazionale della formazione politica (che si è fatta tutto il treno), per dire appunto che, per carità, tutto molto bello, ma non c’è stato un momento in cui si tirassero le somme, all’iniziativa è mancato un luogo serio di discussione politica in cui ci si potesse confrontare su quello che si è appreso, magari scannarsi pure, se serve: il temibile dibattito, insomma. Risposta: voi avete ragione, ma questa cosa qui è stata pensata un po’ diversamente da quello che chiedete; c’è stato e ci sarà modo, in altre occasioni. Comunque il vostro parere sarà tenuto in grande considerazione, continuate a scambiarvi gli indirizzi e le e-mail fra voi, rimanete in contatto, “fate rete”. Grazie, arrivederci.

Fra l’altro non è una risposta per forza insoddisfacente, anzi, soprattutto in una logica di formazione politica continua, un progetto che non si ferma a Venezia, ma che vive di appuntamenti che diventano sempre più regolari e attesi dai partecipanti (è già in cantiere la seconda Summer School a Cortona). E quindi, giovane democratico, non ti stare a preoccupare, torna in cuccetta e goditi l’Europa, che è bella davvero (inoltre, lo sviluppo demografico del paese è una priorità, questo per chi ha orecchie per intendere). E non aspettarti niente, perché è l’inaspettato che corre sul treno insieme a te, “quella continua domanda di senso”, direbbe Veltroni. E quando Bertrand Delanoe, il sindaco di Parigi, dice davanti a tutti che non riuscirà a collaborare bene col nuovo sindaco di Roma, città gemellata, perché è uno che fa il saluto fascista, tutti applaudono, e si passa oltre con gli oratori: una cosa di dieci minuti, figurarsi, non ci si bada neanche; e sul treno, quando si viene a sapere che la dichiarazione ha creato una feroce polemica in patria, nessuno ci crede. Perché una volta dare del fascista ad un fascista non lo offendeva mica; ma se lui ora se la prende, perché i tempi cambiano e devi stargli dietro, perché siamo nell’era dei “post-“, e neanche più fascista è permesso dire, evidentemente gli schemi sono saltati proprio tutti. Alla faccia del giovane democratico, che il suo lo sta ancora cercando.

Pappappero

Io vado qui.

Jury

Ho una confessione da fare: io seguo X-Factor. E’ leggero, senza pretese. In più Guccini ha detto che “salverà la musica italiana”, quindi per me ha smesso di essere reato guardarlo.

Ora c’è la finale su Raiuno (in contemporanea Report sui tagli della scuola, tanto per farmi venire l’incazzatura ogni volta che cambio su Raitre). Vincerà Jury –  si  vede, fanno una prosopopea interminabile, sembra che te lo devono vendere, il che è in gran parte vero. A me sta antipatico, sarà bravo ma io, fra i tre, sono per Matteo. I Bastard Sons of Dioniso, come dice mio fratello, hanno un nome troppo truzzo.

Edit, finalissima: In-cre-dibbile siòri, il paese ha avuto un sussulto d’orgoglio.

Edit/2, end: C’è sempre bonissima giustizia.
Assante e Castaldo sul loro liveblog triturano Matteo. Non saprei, io non me ne intendo. Jury mi sembrava raccomandato, i Bastard Sons sono un concerto a cui non andrei, Matteo canta bene. Non ho mandato SMS, comunque.

Un modo diverso

Quando ho visto la (pare) probabile nuova direttrice del TG2  che autocelebrava il TG1  per quanta gente erano riusciti a costringere a guardare l’informazione più o meno patacca che producono, sulla pelle dei terremotati senza più casa, lavoro, famiglia e futuro non mi sono né stupito né sdegnato. Un comportamento del genere non è nulla di strano. E’ un comportamento cortigiano, di chi spera di ottenere un premio produzione – il che peraltro non mi da fastidio. E’ totalmente fuori luogo, ma nulla che non ci si potesse aspettare dall’informazione di questo paese, che continua ad essere piena di giornalisti-impiegati, quelli di cui parlava Giancarlo Siani, martire per la libertà

Stiamo cercando nel nostro piccolo di fare qualcosa di diverso. Stiamo intervistando i Capi Scout che sono andati ad aiutare la gente. Forse viene fuori una cosa carina.

Il potere legislativo.

Il Parlamento fa le leggi, no? No.

Finora nel corso della legislatura il Parlamento ha votato una sola legge che abbia scritto esso stesso. Il resto delle leggi che ha approvato le ha scritte il governo. E comunque, 32 disegni di legge complessivi, sempre meno dei 33 decreti legge che il Parlamento ha convertito. Tutte cose che si sapevano da tempo, ma questi sono dati ufficiali.

Il cosa

Va bene, le liste elettorali per le Europee hanno la loro importanza. Bettini si ritira e al suo posto viene candidato David Sassoli (giornalista del Tg1, nonchè Agesci Roma 1). Debora Serracchiani e Walter chiaccherano a Udine. Rita Borsellino quasi certa nelle Isole. Tutto molto pittoresco (e importante): ma il programma? 

Cioè: Europa cosa? Andiamo e facciamo cosa? 

Ho vari amici ultras Dipietristi, e recentemente abbiamo passato una serata davanti a una birra in cui ho tentato di evidenziare con sufficiente successo i punti contraddittori, le cose che mi piacciono meno e non mi convincono, dell’IDV (principalmente l’iscrizione nel gruppo Liberal-Democratico). Ma, alla fatidica domanda – ma il PD che propone, invece? – non trovando nelle pieghe della memoria niente con cui rispondere, mi hanno tirato in faccia un bel eh, ma allora vaffa. 

Non so, magari ha un peso. Quale è il programma? Mi sarà sfuggito. Quello dei singoli candidati? C’è una linea comune che il partito ha imposto? Consigliato? Linee guida? Boh. Una mail mi avvisa che l’apertura della campagna elettorale è Sabato al teatro Cinecittà. Forse se ne parla li.

Ps.


Vauro e Dioniso

Il problema la scusa con cui Vauro è stato buttato fuori dalla Rai è che ha offeso i morti facendo una vignetta satirica in cui buttava a ridere, scherzava, su una tragedia così grande, importante e potente (“Aumento delle cubature – dei cimiteri”). Qualcosa di perverso insomma, macabro, da evitare. Bene

Fai spesso riferimento alle “perversioni” più varie. Come nasce questo interesse? C’è un rapporto tra perversione e satira?
In ogni perversione c’è un elemento meccanico che la rende comica. Il tutto ha a che fare con l’impulso di morte di cui parlava Freud. La risata annulla la morte: ridi perché sei vivo.

Daniele Luttazzi magari non lo sopportate, ma l’argomento mi sembra convincente. E così Vauro ha semplicemente fatto il suo lavoro, che è anche ridere dei morti. C’entra Freud, c’entra Nietzsche. Lo stanno dicendo pure Sofri e Bordone a Condor, pensa. 

Tra l’altro non c’era neanche bisogno di spiegare che questa è una balla per non avere più fra le palle la banda di Annozero, ma era così, per amor di cronaca.


Chemin de Fer

Probabilmente è molto banale, ma adoro il treno. Il treno buca il mondo e mi porta dove voglio.
Lo prenderò più spesso, inizierò a girare: con due ore di paesaggio che sfreccia sono andato a vedere Travaglio a Grosseto pagandolo un quarto della metà di quanto l’avrei pagato qui a Roma (e comunque, non ci viene). C’è pure Guzzanti, a maggio.

Il treno. Raggiunge passati e persone da salutare, supera futuri, fa immaginare possibilità dentro i tramonti, ti catapulta in posti da scoprire. Fra l’altro in treno si studia da re. Oggi ho saltato la lezione di francese, ma c’erano dei turisti, francesi, appunto, a cui ho dato delle indicazioni su come raggiungere il colosseo. Qualcosa si combina comunque.

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