Fini

29 aprile 1987. A precisa domanda di Giovanni MinoliMi spieghi in due parole cosa vuol dire essere fascista - Giorgio Almirante, repubblichino, fascista autodichiarato ed estremamente felice di tale definizione, Segretario del Movimento Sociale Italiano, rispondeva: “Credere nella triade Stato-Nazione-Lavoro, con Libertà e nella Libertà”. Sangue nero.

Ho sentito parlare Fini due volte nell’ultima settimana. E in entrambi i suoi discorsi ho sentito coniugati con verbi moderni questi concetti. Pace sociale, corporativismo, funambolici patti fra generazioni e lavoratori, il richiamo alla Nazione come orizzonte unico su cui innestare ogni politica possibile. Laicità positiva, ruolo pubblico della religione. Immigrazione controllata da leggi e regole, stringenti e nette. Liberal Capitalismo, come motore per creare giustizia sociale. Legalità, certo.

Ora, è noto che da un pò di tempo andiamo tutti quanti in brodo di giuggole quando Fini parla e mette i puntini sulle i a Berlusconi. Evidentemente non ci interessa considerare bene di chi parliamo. L’erede di Almirante non è cambiato. Non è un pericoloso sovversivo rosso, ne è il principale oppositore di Berlusconi. Certamente ha una piattaforma ideale che non rinuncia a spiegare; e come un riflesso automatico chi è in cerca di una strada dritta e di un pensiero ben detto si dice d’accordo. Questo mi porta a due conclusioni : a) nessuno dice più niente, b) noi non diciamo piu niente.

A. Il vuoto pneumatico delle dichiarazioni politiche, la volgarità intellettuale e la lontananza umana della classe politica sono tali e tante che appena qualcuno spiega qualcosa giusto un po’ bene diventa il nuovo messia. Per fortuna, evidentemente, le persone hanno ancora bisogno di sentirsi dire qualcosa di comprensibile.
B. Il fatto che si continui a dire che Fini dice quello che dovremmo dire noi è per me fuori dal mondo. Io penso che la pace sociale debba essere conservata fino a che l’asticella di sopportazione non va a un livello pericoloso, dopodichè ben venga il conflitto. In Francia hanno fatto negli anni ’80 (credo, ma non è importante la data) cinque-dico-cinque settimane di sciopero generale ad oltranza, e il paese non è diventato una valle di lacrime e continua a darci una pista intellettuale e sociale. Stesso discorso vale per la politica degli accordi: se un accordo è inaccettabile lo si cambia, altrimenti non lo si firma e si fa saltare il tavolo. Il mio orizzonte ideale non è la nazione ma la tutela dei ceti più bassi e disagiati, degli umili e /o senza diritti che siano, e socialisti o cattolici che si sia noi, perchè io son sempre stato entrambi. La mia laicità non è ne positiva ne negativa, è solo laicità; se un culto organizzato dice qualcosa di rilevante e su cui sono d’accordo lo prendo in considerazione, altrimenti molto semplicemente faccio altro e chiedo che si faccia altro senza che nessuno si debba sentire obbligato, informalmente o formalmente, a dare retta. Posto che tutti devono poter vivere coltivando il loro spazio religioso, pubblico, privato o sul prato che sia.
Per me le leggi sull’immigrazione sono stringenti e nette solo perchè sono leggi, al pari delle altre, perchè, come ho riletto di recente, il mondo è di tutti e “gli operai non hanno patria”, diceva quello, e siamo tutti fratelli, diceva quell’altro. E il mercato crea giustizia sociale – ci credo poco, e comunque solo se chi sbaglia paga (stato di diritto) e si fa in modo che chi è fuori dal gioco abbia da poter mangiare, per poi pensare a come giocarsi (stato sociale). E per quanto riguarda la legalità, e la lotta alle mafie: fino a dove è un problema di legge e ordine, e dove inizia il dato culturale e sociale? Se ci fossero lavoro e opportunità, se il sistema della giustizia funzionasse, la situazione sarebbe diversa? Sono domande.

Poi certo, su alcune cose Fini è una punta di diamante. Tipo quando chiede alla platea se il testamento biologico in discussione nelle Camere sia veramente rispettoso della dignità della persona umana. Nessuno sta dicendo che non sia una persona intelligente – e d’altro canto pure Almirante era per il divorzio, giustappunto. Lo è, è intelligente. Ma non lo voterò mai: per quello che è stato, e per quello che dice. Il fatto che qualcuno prenda in considerazione l’idea di votare Fini perchè è de sinistra, secondo me vuol dire che abbiamo un problema.

7 Responses to “Fini”


  1. 1 lo scorfano 28 marzo 2009 alle 6:42 pm

    Non si prende affatto in considerazione l’idea di votarlo, ovviamente. Ma è vero che rappresenta una destra (un avversario, sottolineatO) con delle idee precise, con delle idee politiche almeno. Il resto è tutto marketing, propaganda, controllo mediatico, idiozia, volgarità. Lo si apprezza come avversario, non lo si vota.

  2. 2 MarcoB 28 marzo 2009 alle 10:28 pm

    In queste settimane ho sentito da sinistra le stesse parole su Fini che durante lo scorso governo Berlusconi sentivo sul “compagno” Tabacci.
    Stesse parole, stessi comportamenti. A parole entrambi sono o sono stati critici nei confronti delle scelte governative, salvo poi votare e far votare tutte le porcherie che sono passate.
    E’ inutile che Fini continui a differenziarsi da mister B. se poi, dopo aver detto apertamente che B. era il male, annette AN a FI.
    E’ inutile che dica che la legge sul biotestamento sia ingiusta se poi non fa valere la sua influenza sui suoi compagni di partito.
    E’ inutile tutto ciò che dice, salvo che non sia una mossa tattica, non per contare adesso, ma per contare quando ci sarà da eleggere il prossimo Presidente della Repubblica.

  3. 3 Marino 29 marzo 2009 alle 8:12 am

    Concordo in pieno. In Italia siamo troppo abituati ad ascoltare “come” si dicono le cose e non che cosa si dice. Per questo si sostiene poi che non c’è più differenza tra sinistra e destra. C’è da aggiungere che i media sembrano fare a gare per offrire di Fini un’immagine moderata e credibile, forse per nascondere l’abisso demagogico, anidemocratico, affaristico del suo capo.

  4. 4 Anellidifumo 29 marzo 2009 alle 6:31 pm

    Scusami Tommaso, ma graziearca che non lo voteresti mai.

    Fini si sa da dove viene e lo sa anche lui. Eppure oggi nel PDL è l’unico che ha un piano politico in conflitto con quello di Berlusconi. Non è poca cosa: nei movimenti autoritari in genere il secondo leader finisce morto ammazzato. Fini per ora è vivo e vegeto.

  5. 5 Tc 29 marzo 2009 alle 7:49 pm

    Bene, ma dire ahqquantoèddesinistraFini per me vuol dire che abbiamo un problema. Non sarà una novità, diciamo che è un motivo in più per pensarlo.

    Quello di Fini non mi sembra un piano politico. Semmai un’elaborazione culturale, peraltro, ripeto, non nuova. Diciamo che è qualcosa, rispetto al nulla eterno che è Berlusconi, tuttavia dire che mangeremmo catrame piuttosto che rimanere digiuni…direi che è dura.


  1. 1 Fini « Briciole caotiche Trackback su 30 marzo 2009 alle 1:37 pm
  2. 2 Che risate « D-Avanti Trackback su 19 novembre 2010 alle 3:46 pm

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