talécuc’é 01/ ‘nsemmula

talecuce Questa storia dei collaboratori inizia ad essere roba grossa. Avevo chiesto al terzo collaboratore di scrivere qualcosa della sua terra, uno degli enigmi per me più affascinanti di questo paese. Questa volta, andiamo giù.
E lei s’è fomentata. Ha coinvolto un’amica. Perchè mi dice che quando sei un’esule, raccontare è un tributo, un dovere, e un’emozione. Virginia e Serena, Talécuc’é, Sicilia.

Esiste un modo tutto siciliano di sentire il mondo.
Un microcosmo impregnato di quel sentimento di sicilianità che rappresenta la latitudine emotiva onnipresente in ogni siciliano che lascia la sua terra.
“Dicono gli atlanti che la Sicilia è un’isola e sarà vero, gli atlanti sono libri d’onore”, scriveva lo scrittore di Comiso nel suo La luce e il lutto. “Si avrebbe però voglia di dubitarne, quando si pensa che al concetto d’isola corrisponde solitamente un grumo compatto di razza e di costumi, mentre qui tutto è mischiato, cangiante, contraddittorio, come nel più composito dei continenti. Vero è che le Sicilie sono tante, non finirò di contarle” (G. Bufalino).
Terra dal carattere forte e delineato che ha forgiato il temperamento delle sue genti impetuose e travolgenti come il mare e al contempo fisiologicamente accompagnate dal sole nella riflessione contemplativa.
Così siamo noi. Donne del sud, madri e figlie di una storia che ci ha per sempre attribuito un ruolo. Dentro e fuori di noi, isole nell’isola e cittadine del mondo. “E ognuno è e si fa isola a sé, e da sé si gode – ma appena, se l’ha – la sua poca gioia; da sé, taciturno, senza cercare conforti, si soffre il suo dolore, spesso disperato”.(L. Pirandello).

Impetuose, travolgenti, riflessive e contemplative già al tempo dei nostri 12 anni, l’una per l’altra sempre, vasi comunicanti nel fluire dell’esistenza. Perché la nostra Sicilia, arida nelle sue zolle, addestra gli istinti e i sensi alle affinità elettive. Non ci si incontra in Sicilia, ci si odora, ci si percepisce, ci si riconosce.In un senso di appartenenza visceralmente radicato nell’identità.
È la natura che investe il nostro universo, quella natura che stupisce quando il bianco dei mandorli irradia in un febbraio già primaverile, armonizzando l’asperità della terra rossa brulla. È la natura a plasmare il profilo dei rapporti… “Ciuri, ciuri, ciuri di tuttu l’annu, l’amuri ca’ mi dasti ti lu tornu…”

Maestra di cura, di schiettezza, di rischio, di condivisione, di irruenza, di protezione. Signora del tempo. Alchimista dei colori.Il degradare cromatico nelle sfumature dei codici comunicativi, spesso non verbali, accompagnano l’anima alla scoperta delle tinte contrastanti, senso profondo del viaggio verso la comprensione dell’altro.
Il nostro viaggio segna percorsi tracciati su rotte esperenziali parallele. In un allontanamento che non ha mai vestito le sembianze della mancanza, perché la Sicilia ti insegna, addirittura ti radica, anche questo, che quella terra sei tu, ovunque tu sia.

E così ci lasciamo per un decennio, trasferendo con noi il bagaglio di quel sapere che si fa certezza e che imprime alle nuove esperienze un segno di autenticità che ci riallaccerà un giorno per caso a Roma.
Roma è inconsapevolmente la meta comune, forse perché anch’essa, come la nostra isola, è espressione massima di quel crocevia culturale che apre il nostro popolo alle altre identità. O forse perché qui puoi essere uno, nessuno e centomila.Serena e Virginia. Giunte a questo punto della nostra vita, oltrepassando i sentieri tortuosi della crescita e traghettando le nostre identità al di là di quel mare, di pirandelliana memoria, che unisce e separa, scegliamo di trasferire, raccontando insieme la nostra terra, la forza di chi deve lasciare ma non abbandona, può comprendere ma non condivide, sa soffrire ma non rinnega.Perché la sicilianitudine è un dono che non ti lascia mai solo. Non ti isola mai!

1 Response to “talécuc’é 01/ ‘nsemmula”


  1. 1 alfoso alaimo 26 marzo 2009 alle 11:09 am

    se alzi lo sguardo, una sera in agosto
    vedrai perle e diamanti far da lume alle sponde
    di una terra non grassa, ma grande di cuore
    di una madre non sazia, ma piena d’incanti.
    e se ti fermi un istante, una sera in agosto
    e ascolti la nenia del mare africano
    scoprirai il sentimento della gente più vera
    che sfida le onde e piange i suoi morti
    che ha il fuoco nel sangue, ed un buon vino da offrirti…
    04/03/1998


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