Questa tabella del Corriere è abbastanza illuminante sullo stato oramai quasi semi-putrefatto, tristemente, del Partito Democratico in giro per l’Italia.
Non ci sono tutte le regioni.
In alcune regioni, il Partito Democratico non governa, e quindi il conflitto è sotterraneo, e poco visibile. Per esempio in Lombardia c’è gente che già molto tempo fa si lamentava della totale inadeguatezza di Filippo Penati, presidente della Provincia di Milano, a ricoprire qualsiasi carica che non sia quella di piazzista. In Veneto, c’è chi non ha piu lacrime per piangere, come Marta Meo che urla ai quattro venti tutto l’urlabile, inascoltata. In Sicilia, dopo la magra figura della Finocchiaro, il partito tiene con se le spiccate figure, per etica e morale, del calibro di Wladimiro Crisafulli, già indagato per MessinAmbiente e ràs dell’università di Enna, sorta dal nulla per sistemare cattedratici rubati alla politica – per loro ammissione esplicita.
Poi ci sono le regioni dove governiamo ma comunque non nominate, tipo la Calabria, per la quale se digitate su Google ” calabria PD ndrangheta ” appare questo, certamente un caso isolato (voglio sperare) . Ma c’è per certo che Ligresti, proprietario della Fondiaria-Sai e grande incomodo nello scandalo fiorentino, è legato da stretti vincoli con Minniti, leader del PD in Calabria. Ultimo, il Piemonte dove la governatrice Bresso ha già firmato il manifesto del PSE senza dare retta a nessuno, e Chiamparino pensa ad alleanze con la Lega.
Passando per il Lazio, dove si organizzano assemblee di autoconvocati e Giachetti si dimette, la Toscana rossa dove si barattano parchi per cemento e la Campania di suicidi e spazzatura, stiamo perdendo tutto il perdibile.
Con queste situazioni, congresso o non congresso, diciamolo chiaramente : non ci si caga piu nessuno. C’è chi mette l’asticella al 25%, io penso che il PD non prende neanche il voto degli iscritti, alle Europee. Il PD fa il botto.
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Dal momento che è per tutti evidente che questo tanto decantato Partito Democratico così democratico non è, si è svolto a Roma un incontro per discutere di un auspicato rinnovamento (per quanto possa sembrare assurda la necessità di un rinnovamento a così poco tempo dalla sua nascita…). L’esigenza è talmente sentita che tutti i leader democratici si sentono in dovere di rilasciare dichiarazioni (tipo questa) un giorno si e l’altro pure riguardo al ruolo che il PD vorrebbe svolgere. Ma mi sa tanto che questo continuo parlarne – e mi permetto di dirlo visti i precedenti – non lasci spazio ad un’azione concreta. Sembra che un malinteso senso di opposizione politica porti il PD a pensare che l’unica azione possibile sia quella denigratoria dell’attuale Presidente del Consiglio (e di conseguenza – indirettamente – anche dell’elettorato). A quando i fatti?
Mah, speriamo. Magari se il PD scende sotto al 25% alle Europee è la volta buona che si prende atto del macro-errore politico, si scioglie il partito e se ne rifanno due: uno socialdemocratico e l’altro cristiano-sociale.
E chissà, magari succede anche il miracolo: veltronidalemafassino che si levano dai coglioni.