d’avanzo, imille e il collocamento

PKNA #41, Agdy Days. 
Un giovane broker va a fare uno stage nella borsa di Paperopoli. Il suo capo, ben piu anziano ed esperto, è tipo il Dottor Cox. Guarda e impara, ragazzo.
Un titolo sul listino sale all’impazzata, il ragazzo, fomentato, vuole comprare. Dopo qualche esitazione, visto il rialzo davvero non fisiologico del titolo, il capo esclama : ” va bene, accodiamoci, fra poco non ci sarà piu tempo “. E compra 10000X .

Questo è un blog(ger) ansioso, come il ragazzetto. Appena c’è qualcosa di cui si deve scrivere, lui piglia e scrive da solo.
E’ successo cosi anche per il post di unanime polemica contro l’articolo di D’Avanzo.
Come testimoniava l’immagine, era piu un’alzata di scudi a priori – certo, cercando sempre  delle argomentazioni solide, razionali, inattaccabili – eppure la critica mi è rimasta in testa. Ero anche promotore di una risposta ufficiale che salvasse il salvabile dell’articolo. Ora che ci penso, magari il titolo ” salvare il salvabile ” valeva pure per D’Avanzo, era a doppio senso. Vabbè.

Oggi ho letto Ivan che, invece di parlare subito, ha aspettato; e mi sa che sono d’accordo, principalmente perchè anche io non credevo possibile che D’Avanzo fosse impazzito tutto d’un botto e dicesse cose senza senso – conservatore come sono, conservo l’idea del giornalista-analista sociale, quello che capisce prima degli altri perchè sa capire meglio degli altri, e poi dice quel che deve ( altrimenti starei lavorando per diventare qualcosa d’altro ).

Uccidere il padre secondo lui non è abbastanza conflittuale come piattaforma politica.
In effetti penso che il punto sia un’altro.  

Il paragone che lui fa è quello fra la Lega e il PD, calzante vista anche la disperazione dei governatori del nord che arrivano a chiedere un partito per il nord fatto da gente del nord che conosce il nord ( un pd leghista o una lega pd? ).
Il primo, nato dal conflitto e dal territorio, porta in parlamento una classe dirigente rinnovata e giovane, e degli amministratori che, a parte la follia politica che pervade il loro cervello – giudizi personali s’intende-son giovani e combattivi. ( Forma, Contenuto, Persone – siamo ancora li )
Il secondo è nato da culture politiche vecchie, ed è nato proprio per superarle; dunque probabilmente le vedeva superate. Ma non ha cambiato l’unica cosa da cambiare, l’idea del partito-ufficio di collocamento. 

Mi spiego. Nel PCI la tua possibilità di venire candidato era direttamente proporzionale alla quantità di manifesti che attaccavi di notte. Quindi, la tua militanza e la tua fedeltà pagavano. ( Nella DC funzionava in maniera simile, contava quanto tempo passavi coi ragazzini in Azione Cattolica, parlo di PCI per ragioni puramente ideologiche, cieche, parziali e partigiane, ovviamente ).
Il rischio che tu crescessi attaccamanifesti ma senza contenuti era poi evitato da una solida – un tesoro andato perso, ci vorrebbe Indiana Jones – struttura di formazione, per cui prima o poi saresti andato a Frattocchie, e intanto imparavi da quelli che erano andati a Frattocchie, e sul campo, mentre smazzavi. Tutto questo dietro una bandiera che aveva fatto la Resistenza, come stare su un Ferrari. Insomma, eri in fila; per contare, per decidere un giorno, però cacchio, una bella fila. Avercene. 

Piano piano cadono pezzi. La formazione politica si chiude – ora abbiamo le Summer Schools, che già dal nome uno non ci andrebbe, e comunque sono seminari una-tantum, non è formazione politica. La bandiera a un certo punto si è deciso che andava tolta, e poi quella dopo, e pure quella dopo, e pure quella dopo.
E’ rimasto l’attacchinaggio notturno e la fila al collocamento.  

Una militanza senza qualità ” accademiche ” rimane qualcosa di diverso dal fare politica. Continua ad essere alla base, ma perchè sia politica va necessariamente trasformata in legge, azione parlamentare, istituzionale ecc. Se non è in questo modo è per la gran parte fine a se stessa. Ovvero, fine a produrre candidati senza qualità tecniche immediate – finchè non impareranno dovranno per forza essere yes-man di qualcun’altro; e fa comodo solamente alla classe dirigente già al potere, perchè cosi tengono salde le redini. E’ la storia del capo che non assume gente piu brava di lui per paura di venir sostituito.  

Quindi, stare in fila alla posta senza che il partito ti fornisca la tua adeguata preparazione è funzionale alla auto-conservazione della classe dirigente di quel partito. Sic.

Proprio qui credo di trovare quello che D’Avanzo non coglie. Lui dice : ” Ma se non vi piace questo partito per come è fatto, ancora che state in fila come tutti gli altri? Mi sembrate cretini. Li, in fila, ad urlare che le cose non vanno. Date quasi fastidio. ”  È l’accorta pulsione, temo, che può spiegare la rimozione in quel partito di ogni conflitto politico per mano dei più giovani.  Per usare parole sue.

Il punto grosso è che iMille stanno in fila perchè hanno capito che ci devono stare.
Cerchiamo di essere seri, io che sono il piu giovane li dentro sono circondato da laureati, professori, persone affermate e realizzate, all’estero se necessario. Che diavolo gliene viene di stare in fila al collocamento ad aspettare una candidatura a consigliere provinciale nel collegio di Brambate Alta? Temo che sia questo il punto rivoluzionario ( scusate la punta di orgoglio ) che spaventa.

Le persone che seguono Ivan da subito, tipo Sergio che faceva i video per le primarie dell’Unione pro- Io Partecipo, mentre tutti, io compreso, ridevamo de sti quattro deficenti, da questo partito hanno ricevuto solo mazzate. Sguardi di taglio e battaglie perse. Notti spese e soldi, pure, a fare avanti indietro da Mosca o dal Timbuctù per venire a parlare in un buco a Trastevere, con il grande sospetto che nessuno ti avrebbe ascoltato.
Eppure stiamo ( pure io,a modo mio e ritardatario ) ancora tutti la in fila.

Fra chi sta in fila perchè ha bisogno di un lavoro ( guardiamoci intorno, il partito azienda siamo noi ), fra chi la fila da fuori la vuole distruggere per ricrearla da capo ( è necessario che tutto cambi perchè tutto rimanga uguale ). Portando la competenza di una vita di studio e lavoro, in modo traumaticamente gratuito. Strano che se non chiedi un posto in cambio vieni guardato male, emarginato, mai interpellato e costretto alle dimissioni

Quindi occhio, se in fila al collocamento becchi uno smilzo col computer in mano, che non si azzitta un attimo e ha da ridire su tutto, magari è Francesco Costa.

3 Responses to “d’avanzo, imille e il collocamento”


  1. 1 Francesco 29 novembre 2008 alle 8:53 pm

    Mi riconosco nella descrizione, ma confesso che ho l’ho capita poco.

  2. 2 Tc 29 novembre 2008 alle 9:44 pm

    che c’è da capire? francesco costa forever

  3. 3 Francesco 29 novembre 2008 alle 11:38 pm

    Allora ti sei guadagnato un posto nella mia amministrazione, poi ti dico a chi mandare il curriculum


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