una lunga notte molto corta

E’ veramente paradossale come io sia sempre in grado di trovarmi al posto sbagliato, o comunque, non al posto giusto quando c’è da starci.
Ieri sera io potevo rimanere a casa e gustarmi la diretta da internet facendo liveblogging e partecipando quindi a questo gustoso esperimento, e invece sono andato alla notte del partito a Piazza di Pietra, dove ho sentito Piero Fassino e Luigina di Liegro parlare di Obama prima di uscire, ridacchiando, a prendere una boccata d’aria. Per carità, gli hamburger gratis offerti dal partito e rivedere la gente Obamiana fa sempre piacere, ma l’happening era davvero stantio, frequentato da pezzi grossi come Fausto Raciti e Pina Picierno.
Ok sto diventando cinico, fermiamoci che non è di questo che si deve parlare e sennò poi Traina Jr si arrabbia.

Comunque, tornato a casa mi sono messo a guardare la TV per seguire lo spoglio, e confesso di essermi appisolato ( gli altri liveblogger non occupano le università di giorno – Tommaso, tu non occupi un bel niente, sei solo un morto di sonno – Ah, è vero, giusto, è per quello ), ma non mi sentivo in colpa perchè pensavo, il liveblogging è andato e tanto non si saprà mai niente prima di domani mattina.

Mezz’ora dopo, alle Tre e Ventotto Antimeridiane ora italiana, la Fox News chiama l’Ohio per Obama. E le elezioni americane sono belle che finite la.

Spieghiamo. Fare un call, chiamare uno stato, è il gergo dei grandi network americani per dire ” Ok, siamo sufficientemente sicuri che questo stato abbia votato cosi, diamo la notizia sulla nostra responsabilità “. Sarebbe solo un annuncio giornalistico, e in effetti lo è, ma è da notare che nel passato si è anche caricato di altri significati, come quando nel 2000 la Fox ( che è praticamente ReteQuattro, ma non così di sinistra come ReteQuattro ) chiamò la Florida per Bush, mentre tutti gli altri Network avevano chiamato la Florida per Gore, e tutti gli altri network si accodarono, dicendo ” ci siamo sbagliati, scusate “, e invece avevano ragione loro. Comunque, questo è il passato, e vi rivedete Fahrenheit 9/11 se v’interessa.

Fatto sta che sono bastati tre-quattro singoli stati chiamati per Obama per mandare tutti gli osservatori a letto molto prima del previsto. Il punto è che non è servito contare il singolo voto, s’è capita presto che aria tirava.
L’Ohio è uno swing state, il che vuol dire che è purple : rosso sono i repubblicani, blu sono i democratici, lo stato è purple, viola, perchè è conteso. E in più questo stato del nord-nordest ha la curiosa abitudine di votare sempre per il candidato vincente ( chefantasticopaesel’America ). E’ successo un paio di volte che l’Ohio votasse per un candidato che non si è poi insediato alla casa bianca; gli americani non sanno perchè, dicono piu o meno ” boh, sarà perchè è uno stato molto composito, città, industrie, campagne, supermercati, chiese, monti e laghi… non saprei “, ma fatto sta che è cosi, è sempre stato un posto conteso.

Li Obama ha vinto con 200.000 voti di vantaggio. E quando poi si è visto che gli stessi segnali arrivavano da posti come la Florida ( Bush Vs Gore, anyone?? - frase odiosa da giornalista americano che vuol dire piu o meno ” vi ricordate il caso Florida nelle elezioni del 2000 ), o il Colorado ( Yeee-Haaa, galoppa cavallino ), la gente aveva capito che ci si poteva comprare una birra, festeggiare e andare a casa.

Sfogliando la mappa di Repubblica.it, ci si rende conto che in molti di questi stati già Kerry nel 2004 aveva perso di misura, roba 50/49 per Bush. Ora Obama vince anche 55/45.

E’ la fine del ciclo Bush che parla, probabilmente; e sono contento che a raccogliere le redini ci sia un 
pericoloso
sovversivo
socialista
inesperto
giovincello
Negro.

Simbolico tutto questo, al di la della concreta proposta politica che Obama porterà avanti. Gli stati uniti sono governati, per la prima volta nella Storia dell’Uomo, da un ex-schiavo. Uno di quelli che raccoglievano il cotone.

Onorato di augurare buon lavoro al nuovo Commander In Chief degli Stati Uniti d’America.
Sen. Barack Hussein Obama.

Ps. Obama, uno di famiglia.

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