una volta venire a Milano era quasi una festa, oggi di quella Milano dimmi cosa resta

Il titolo del post è un verso di una canzone che conoscevo ben prima della mia visita in terra meneghina. Si chiama Addio Milano Dolce ed è la sigla di Picnic, programma su radio2. Ve la linko qui perchè il testo è splendido e la canzoncina divertente. Yeah.

Non so esattamente perchè sono partito. Perchè mi sono svegliato alle 4 per prendere un taxi per Ciampino e un aereo Ryanair alle 7 del mattino per Bergamo-Orio al Serio.

Cioè, il motivo c’era pure, era che dovevamo andare a sentire un concerto di taluni soggetti che suonano violini e chitarre elettriche, a zompare un pò insomma ( chi sei? dove abiti? non ti incontrerò mai piùùùùù :O ). Concerto andato senza particolari patemi, sorvolando sul gruppo di apertura e sul suo bassista soggetto.

Ma il vero motivo era essenzialmente fare una caldarellata. ” Io vado a Milano, vieni? ” ” Si, andiamo “.

Milano, vedere questo posto, il grande nemico, il nord che produce, la Padania, l’esempio, la capitale morale d’Italia, tutto questo blablabla avrà pure un qualche senso, e quindi in ossequio al mio nome e presunta professione sono voluto andare a vedere con i miei occhi.

A Milano se sullo schermo della metro c’è scritto che la Metro passa fra tre minuti, la metro passa tra tre minuti. Se l’autobus parte alle 19:00, l’autobus parte alle 18:55. Di mercoledi, a pranzo, vieni servito in 10 minuti. Le vie principali sono pulite, sgombre, veloci, puntuali. I vicoli pieni di scritti : importa di meno.

Perfino lo stemma del comune è perfetto. Diviso in quattro dalla croce rossa del Carroccio,regolare, c’è lo stemma Comunale stilizzato, e Milano ripetuto due volte così che non te lo scordi.

Ho capito, o forse intuito ( immaginato? inventato? ) varie cose di quel posto, della sua importanza.

Milano non è Italia. Non è l’Italia a cui siamo abituati : spaghetti e mandolino, che se lo dicono gli altri ci fa incazzare, però non è che è un’offesa, in fondo. No, Milano non è così, c’è un aria diversa, più solida, si tocca, si taglia, si pesa si paga e si porta via.

” Esclusi i dipendenti pubblici? Toh, ciapaaa ” urla il Milanese quando apprende dal Tg5 ( sintonizzato sul canale 3 ) che i lavoratori del pubblico impiego non usufruiranno della detassazione degli straordinari.
Il perchè di questa decisione da parte di questo governo è : Milano.
Si danno più soldi a chi produce, non a chi riempie scartoffie e fornisce servizi. Perchè se la produzione è scadente non viene venduta, se il servizio è scadente fa solo incazzare.

Liberalismo purissimo, appena estratto dalla sua antica miniera e pastorizzato in Galéria.

Ora so perchè abbiamo perso le elezioni : perchè le ha vinte Milano.
E noi non siamo in grado di parlare a Milano. Io non sono in grado di comunicare con Milano. E’ fuori dalle mie corde una città così.

E su questo si deve lavorare. Ho la sensazione che se mai ( cioè mai ) riusciremo a parlare con Milano, forse vinceremo e sarà grandioso. Fino a quel momento, saremo Roma, Italia, altro. Ma non Milano. Che è l’Italia che ha vinto le ultime elezioni.

Con queste sensazioni mi avvio verso la strada del ritorno e prendo la Metro al volo. Cioè, proprio una di quelle scene da Film in cui ti infili nelle porte che si stanno chiudendo. Una metro che deve partire di corsa, una scena tipo quelle in cui il buono riesce a seminare il cattivo che lo stava pedinando.
Certo se c’era qualcuno dietro di me non riusciva ad entrare, la porta si è proprio chiusa dietro di me, sarebbe rimasto fuori.
Tipo Sliding Doors. Forse ora c’è un Milanese in più che non ha fatto in tempo a prendere la Metro. Era dietro, è rimasto là. La linea 1 della metro non lo ha aspettato.

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1 Response to “una volta venire a Milano era quasi una festa, oggi di quella Milano dimmi cosa resta”


  1. 1 Yannuzz 22 maggio 2008 alle 11:27 am

    seee
    ora una caldarellata!!
    Quando si va in altre città solo perchè c’è un concerto si chiama una Yannata u.u

    e poi non mi toccare il bassista soggetto dei flogging che è un mito :P

    comunque confermo anche io: Milano sembra un altro stato.

    Ora non resta che aspettare la prossima occasione per partire non si sa bene dove a fare non si sa bene cosa ;)


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