una di quelle scene da film

Arrivo.

Scendo dalla macchina, corro, sono in ritardo. Cioè in ritardo poi de che, come se ci fosse un ora precisa.
Gente alla porta – mi scoccia. Perchè o sgancio due euro per entrare ( e maddechè ) oppure devo mettermi li a spiegare che sono uno del collettivo. Ma perchè, sono uno del collettivo, io? Beh, si tratta appunto di questo, qui.

Comunque non c’è questo problema perchè tanto c’è Carmen alla porta che mi riconosce e entro gratis, gli altri del servizio d’ordine mi avranno guardato male ma io non li ho guardati.

Sapienza, notte, vuota. Poca gente in giro che fa la spola fra la facoltà e la porta. DjSet anni 90 : Lillo e Greg. Le magnifiche e progressive sorti della Sinistra Extraparlamentare sono racchiuse ne Il Ballo dell’Estate? Sorrido. Che altro possiamo perdere?

Arrivo, la gente mi viene incontro, mi salutano: perchè? Chi sono io? Ci sono dentro? Davvero?

Giulietta, e poi FrancescAlta… Ludo, irraggiungibile. Aurora, ehi ciao Marcolino!

Il collettivo balla da solo sotto l’androne della facoltà. Gli altri sono sulle scale di geologia. Nessuno ci segue, vabè, noi ci abbiamo provato, e torniamo a posto.
Io mi guardo intorno.

E per la prima volta mi rendo conto dei miei movimenti. Mi rendo conto che sembro scemo ad aggirarmi da solo guardandomi attorno. Piccolo che sono.
Link. Connesso. Un pò, un pò di più.

Non conosco nessuno. Mi accollo di volta in volta agli altri del collettivo. Che però giustamente, hanno altro da fare.
Mi accodo a Marcolino che va all’ingresso col servizio d’ordine. Parliamo degli esami che arrivano. Io? Esami? Arrivano?

” perchè una volta dato Lipari sarai veramente iscritto a Giurisprudenza ” ” allora è normale che io mi senta ancora fuori ” ” certo! ” – phew -

Allora ritorno e mi siedo vicino a Franceschina – DirittoCivile. ” sono andato a vedere quella cosa su cui avevamo un dubbio..”” no ti prego non ci provare. non stasera. sto a pezzi. shhhhh “

[...]

Mi alzo. Gente intorno a me. Sapienza, Università di Roma.
Allargo lo zoom: vista dall’alto. MI siedo sul bracciolo delle scale di geologia, dietro il bar.

Che fine ha fatto casa mia? Dove sono i miei riferimenti, le mie sicurezze? I miei agganci sicuri?
Dov’è il mio sentire l’aria dei posti, l’essere padrone della polvere e dei luoghi? Il saper indovinare dove trovare le facce? Le mie abitudini tiepide?

Le mie certezze spazzate via da questo nuovo ambiente che irrompe.
Ho pensato che non c’entrasse niente aver visto Iron Man subito prima, poi però a me piace trovare agganci in tutto quello che succede.
Esoscheletro. Lui se l’è fatto su misura, lavorando il metallo. E ora lo usa bene.

Io non lo so fare, dovrò aspettare. Che il tempo eroda da solo le imperfezioni del vento. Fino a che saprò evitare le correnti e sapere prima da dove vengono.
Non ricordo un periodo così lungo e traumatico da … mai. Ma magari è necessario tagliare i fili per vedere quali restano interi.
Tipo quelli di Hercules. Quali sono i tuoi fili d’oro?
E sarà l’abitudine e la volontà a costruire un mondo fatto di facce nuove e di nuovi ganci a cui legare la cordata. Sei il più piccolo, ricordatelo.

Ballano. Facce. Corrono. Girano. Festa. Anticipazione delle Lauree. Combattiamo. Mobilitiamo. Settimo Appello. Auletta. Solito odore di canna di quello che se la rulla vicino a me.

Giro la testa da un lato e guardo la mia università, sotto di me.

E forse ho capito; mi alzo.
E do il cambio al Bar.
“Birra? Un euro. Chi c’era dopo?”

1 Response to “una di quelle scene da film”


  1. 1 Aurora 19 giugno 2008 alle 11:00 am

    sono contenta che nella nostra odiata/amata facoltà ci sei anche tu…


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