Tecnicismi. ( Facciamoci del Male )

7500604ebcd316e92a39ef34449c77e7.jpeg C’è entusiamo intorno al referendum, in questi giorni di nera crisi.

Argomento di cui, invero, non ho mai parlato, e sebbene parlare di legge elettorale mi provochi istintivo un impulso a sgozzare un capretto, pare se ne debba parlare.

Che cosa propongono i referendari?

Ce lo spiega ampiamente sul sito apposito l’autore del mio libro di Pubblico, Giovanni Guzzetta.
L’attuale legge Calderoli è una legge proporzionale, che prevede il premio di maggioranza solo alla camera, per la lista più votata o per la coalizione di liste.

Apart from che il premio di maggioranza in un sistema proporzionale è un controsenso,o quantomeno un Unicum nei paesi civili, dove ci sono due sistemi : il proporzionale più o meno puro,dove è perfettamente concesso che le alleanze si facciano dopo il voto ( vedi modello tedesco ) o il winner-take-all o maggioritario.
Ma questo ci interessa meno.

Dicevamo, differenza fra liste e coalizioni. La legge prevede uno sbarramentoo al 4% alla camera, e all’8% al senato. Ovvio quindi che le liste, anche molto diverse fra loro, siano spinte a coalizzarsi per superare questo ” inconveniente ” della soglia di sbarramento : e quindi, tutti dentro, che si vince. Con il premio di maggioranza alla ” coalizione ” le liste si associano e si presentano unite, pur essendo in realtà divise. Sommano i loro voti complessivi, ma sono e rimangono entità distinte.

Il referendum si propone di abrogare la norma sulle coalizioni, per cui il premio di maggioranza verrebbe attribuito solo ed esclusivamente alla singola lista vincente.
Qual’è la differenza? Una Coalizione è, ad esempio, ” L’unione ” che si è presentata alle ultime politiche. Ne fanno parte varie liste elettorali; una Lista è : ” Partito della Rifondazione Comunista “, che fa parte dell’Unione, ma ne è al contempo autonoma.
Mettiamo il caso di un partito piccolo che non ce la fa, da solo, a prendere l’8% dei voti. Si coalizza con qualcuno di più grande, pur facendo presente che sono e continuano ad essere divisi, e così entrano in parlamento, dove si dividono, e magari possono benissimo votar diversamente l’uno dall’altro.

Col referendum, per continuare a ” fregare i voti degli altri ” i piccoli partiti dovrebbero eleggere i propri candidati in liste comuni, anzi, nella stessa lista dei loro compagni.
Lo stesso Guzzetta è portato a dire che questo porterebbe a una notevole semplificazione dello scenario in senso bipartitico. Per evitare di restare fuori, tutti i piccoli si presenterebbero dentro la stessa lista dei più grandi. Nell’idillio che immaginano i referendari, Fausto Bertinotti è nella stessa lista di Lamberto Dini, con lo stesso simbolo, e fanno campagna elettorale sotto lo stesso nome. ( E invece, nel modello attuale, questi due fanno campagna elettorale dicendo cose diversissime e sotto colori diversissimi ma sponsorizzando la stessa coalizione. Per capirci. )

Bene. Se l’intento del referendum è ridurre la frammentazione dei partiti, non funzionerà.

L’Italia è una Repubblica Parlamentare. Si elegge il Parlamento.
Domanda : la frammentazione dei partiti ci interessa dentro o fuori il parlamento?
La risposta è : dentro.

Io se voglio domani fondo un partito. Così il mio vicino, e questo non importa niente a nessuno. Che entro dopodomani il numero dei partiti esistenti schizzi a 2000 non importa a nessuno.

Il problema non sono i partiti, sono i gruppi parlamentari. Non facciamoci fregare.

Prendiamo un esempio emblematico della corrente legislatura: il gruppo parlamentare dell’Ulivo.

L’Ulivo è andato col simbolo comune alla Camera : non così al Senato.
A seguito delle elezioni anche al senato si è formato il gruppo parlamentare comune . Primo esempio di come lista e gruppo, in questo paese non siano collegati.

Poi, a seguito del IV Congresso DS, la Sinistra del Partito è uscita, determinando una scissione anche nel gruppo parlamentare : nascono i gruppi parlamentari della Sinistra Democratica per il Socialismo Europeo.

Successivamente ancora, scissione a destra di Lamberto Dini, che al senato crea il sottogruppo dei Liberal Democratici.

E così via, via discorrendo.

In una democrazia rappresentativa, al fine della decisione, conta il voto dei rappresentanti, non il voto degli elettori. L’elettore elegge il suo rappresentante il quale decide nel suo interesse. I partiti sono “solo ” quel qualcosa che dovrebbe collegare elettore e rappresentante.

Anche con il referendum, nulla vieterà ai parlamentari eletti in questo fantomatico ” Listone ” di cui Guzzetta parla, di scindersi in parlamento e formare microgruppi parlamentari per motivi di dissenso, coscienza, più o meno giustificati.

In realtà i referendari hanno presente il problema. Le componenti politiche di ciascuna lista non potranno rivendicare un proprio diritto all’autonomia perché, di fronte agli elettori, si sono presentate come schieramento unico, una cosa sola. Nessuno potrà rivendicare la propria “quota” di consensi. E sarà molto difficile spiegare ai cittadini eventuali lacerazioni della maggioranza. Lo scioglimento del Parlamento una volta che è entrata in crisi una maggioranza votata compattamente dagli elettori potrebbe essere politicamente molto probabile.

Che sarebbe come dire : ” come potrebbero farlo, e poi ripresentarsi con la stessa faccia agli elettori?”.

In un altro paese, questa giustificazione giocherebbe all-in e zittirebbe tutti.

Il problema è che l’assenza di vincolo di mandato è sancita dalla costituzione. Assenza di vincolo di mandato vuol dire che il parlamentare non rappresenta “numericamente” chi lo ha eletto, ma governa nell’interesse del popolo tutto. Vota in coscienza.
Se il suo gruppo parlamentare prende decisioni per lui insopportabili, è libero di votare altrimenti, oppure di lasciare il gruppo parlamentare. Può trasferirsi nel gruppo misto, o dove vuole.

Ma questo in Italia vuol dire che, in uno scenario come quello attuale in cui non si può fare a meno di nessuno e i voti li si pesa col bilancino, qualsiasi cretino può mandare all’aria tutto perchè non se la sente di votare così. Ed è suo pieno e giusto diritto.

Guzzetta, hai notizie in Italia di gente che abbia detto tutto e il contrario di tutto, e poi si sia ripresentato davanti agli elettori con la stessa faccia dicendo di essere nel giusto?

No, perchè io si. Vari.

Non c’è legge che possa cambiare una mentalità.

A parte questo, qualcuno potrebbe obiettare che il referendum regala la maggioranza dei seggi alla lista di maggioranza relativa. Tipo la legge Acerbo, che regalava i 2/3 del parlamento a chi vinceva le elezioni.

Tutto questo per dire che se si arriva a Referendum, io voterò per l’abrogazione della Calderoli. Right.

3 Responses to “Tecnicismi. ( Facciamoci del Male )”


  1. 1 Gianluca Aurilia 1 febbraio 2008 alle 9:18 pm

    REFERENDUM ELETTORALE

    1° Quesito
    Premio di maggioranza alla lista più votata – Camera

    2° Quesito
    Premio di maggioranza alla lista più votata – Senato

    3° Quesito
    Abrogazione candidature multiple

    Hai detto che al Senato non c’è il premio alla lista, invece c’è, non hai parlato delle candidature multiple. Tizio si può candidare solo nel Collegio n°1 e non nel Collegio n°1 + Collegio n°2 + Collegio n°7 etc etc…

    Il premio va alla lista e NON alla COALIZIONE DI LISTE.

    Scenario possibile con il Referendum:

    COSA ROSSA 8% entra sia alla Camera che al Senato
    COSA BIANCA 10% entra sia alla Camera sia al Senato
    PARTITO DEMOCRATICO 30% entra sia alla Camera si al Senato
    PARTITO UNICO DELLA DESTRA 40% entra sia alla Camera che al Senato e governa il Paese.

    Governa il Paese un solo partito, magari quello unico a destra sarà il frutto di un’ unione fra AN, LEGA E FI.

    I piccoli ingordi spariscono. I partitini che non superano le quote di sbarramento non siedono in Parlamento e avremmo 4 partiti solamente. ( Con il mio scenario possibile, altrimenti ce ne potrebbero essere 2 o al massimo 7).
    Frammentazione sparita e giudizio degli elettori sovrano.
    Giochetti furbi? Non premieranno. Te, PD ti imbottisci di comunisti perchè speri di superare il 30% e vincere? Falso i tuoi elettori, soprattutto quelli moderati del PD non ti voteranno.
    Dunque il quadro politico viene semplificato. La Porcellum attuale, non soltanto fa schifo ma è anche ai limiti della costituzionalità.

    Ciao…

  2. 2 Tc 1 febbraio 2008 alle 9:23 pm

    Questo perchè tu speri nel partito unico della destra.
    Scusa perchè uno dell’UDC è disposto a votare uno della Lega, invece? Non credo.
    Uno di An è disposto a votare un leghista? E a votare Storace?

    Certo, se presupponi che la destra farà una grande casa felice siamo tutti buoni. Il fatto che anche al senato funzioni come alla camera non cambia.

    Per quanto riguarda le candidature multiple, io sto ancora aspettando il voto di preferenza.

  3. 3 Gianluca Aurilia 2 febbraio 2008 alle 2:43 pm

    Il passaggio successivo al Referendum è la legge elettorale in Parlamento, che, recependo la volontà popolare, modifica la vecchia legge elettorale con le indicazioni apportate dal Referendum ed introducendo altre modifiche. Le preferenze e, se possibile, le quote rosa.


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